Diciamoci la verità, nessuno si aspettava che la Campania fosse inserita tra le regioni a livello di contagio moderato. Non se lo aspettava Luigi de Magistris, il sindaco di Napoli che da giorni tuona contro la gestione dell’emergenza sanitaria ed economica da parte della Regione. E, probabilmente, non se l’aspettava nemmeno il governatore Vincenzo De Luca che, non più tardi di due settimane fa, descriveva la Campania come «a un passo dalla tragedia» indicando l’area metropolitana di Napoli come quella più a rischio. Niente di tutto questo: gli ultimi provvedimenti del governo Conte smentiscono la visione apocalittica e, almeno in parte, quella apologetica della gestione della pandemia. E, soprattutto, descrivono una regione diversa da quella che abbiamo finora imparato a conoscere. Partiamo dalle considerazioni di carattere politico. Per mesi De Luca ha alimentato la narrazione della Campania “prima della classe”. «Abbiamo fatto un miracolo», ha ripetuto il governatore sottolineando i dati sul numero di morti per Covid, più basso rispetto a quello registrato ad altre latitudini.

Alla luce di queste parole, è logico che la Campania sia stata inserita tra le regioni “gialle”, cioè quelle a moderato pericolo di contagio. Si tratta di una promozione che nessuno si aspettava, visto che la gestione dell’emergenza in Campania è fatta di luci, ma anche di notevoli ombre. Le ultime decisioni del governo Conte sconfessano le fosche e più recenti previsioni fatte da De Luca allo scopo di mettere pressione al Governo nazionale. Smentito soprattutto de Magistris che aveva preconizzato l’inserimento della Campania tra le aree ad alto rischio e denunciato l’inconsistenza della strategia anti-Covid adottata dalla Regione. Resta un mistero cos’abbia fatto il sindaco di Napoli per quanto di sua competenza, ma questo è un altro discorso. Certo è che la Campania, al momento, gode del favore degli algoritmi e che le misure moderatamente restrittive in vigore da domani demoliscono allarmismi e sottovalutazioni cui qualcuno ha troppo facilmente ceduto per ragioni di mera convenienza politica.

Ma i più recenti provvedimenti del governo Conte ci restituiscono anche un’immagine per certi versi inedita della Campania. Sulla base dei dati sui contagi forniti dall’Unità di crisi regionale, De Luca aveva individuato il Napoletano come area a rischio più elevato alla luce dell’alta densità abitativa. Il governatore è stato successivamente smentito perché una più attenta e diversa lettura delle statistiche ha indicato l’area metropolitana di Caserta come quella maggiormente esposta agli effetti devastanti del Covid. Significa che le contraddizioni e i problemi interni alla nostra regione non corrono più sull’asse fascia litoranea-zone interne, ma riguardano l’intera linea di costa che dalla provincia meridionale di Napoli va verso Caserta.

È in quest’ultimo ambito che non solo vanno potenziate le strutture sanitarie, ma anche pensate nuove strategie di sviluppo. E forse il masterplan per il litorale domitio-flegreo è destinato ad assumere un ruolo centrale in questo necessario cambio di paradigma. Insomma, la pandemia impone anche di aggiornare i codici interpretativi con i quali abbiamo finora “letto” la Campania, di ripensare completamente la Regione e riscriverne il futuro alla luce di dati finora sconosciuti o non adeguatamente interpretati. È l’ennesima sfida per una classe politica che, almeno stavolta, dovrebbe dimostrarsi all’altezza del compito.