Sulla diffusione che sta aumentando delle criptovalute e, più in generale, degli strumenti virtuali, dopo l’importante “Discorso al mercato” del presidente della Consob, Paolo Savona, è da attendersi, nei modi che saranno ritenuti più idonei, l’indicazione di una posizione del Tesoro e/o di Palazzo Chigi, data la rilevanza dell’argomento. Dopo il “ bitcoin” sarebbero in circolazione nel mondo 5 mila monete virtuali, senza una regolamentazione, senza controlli.

La Consob ha sollevato il problema e indicato alcune soluzioni perché ha il dovere di assicurare sulle diverse forme di risparmio e sulle relative contrattazioni trasparenza, correttezza e diligenza; deve garantire anche sul “ risparmio virtuale” un’informazione quanto più completa e affidabile; soprattutto sa che il risparmio è uno dei punti di forza della nostra economia (insieme con le esportazioni) e che la sua tutela è sancita dall’art.47 della Costituzione. Occorre, dunque, disciplinare questo fenomeno in fase di sviluppo, sul quale ora non si esercita né la Vigilanza pubblica, né quella “privata” (i collegi sindacali e le altre forme di controllo). Ma non basta: occorrerà, poi, disporre delle chiavi di accesso alla “blockchain”, ai circuiti contabili decentrati relativi a tali monete.

Dunque, si pone l’esigenza non solo di norme e riscontri, ma anche di capacità di sfruttare le opportunità che si aprono con l’evoluzione delle tecnologie e le applicazioni dell’intelligenza artificiale. Temi, tutti, che impattano anche sulla privacy e, salendo per i rami, toccano profili etici e la stessa democrazia. In primo piano viene la salvaguardia della sicurezza informatica. In sostanza, si può dire che si profila un nuovo mondo. Ma deve essere chiaro che le criptomonete, anche quando saranno regolate, non potranno avere valore liberatorio e solutorio, non potranno essere la moneta “ sovrana” a corso legale che, invece, spetterà emettere soltanto alle banche centrali. Tuttavia, se si dovesse determinare, ha detto Savona, uno squilibrio quantitativo e qualitativo tra monete a corso legale e monete “private”, ciò potrebbe fare scattare la famosa legge di Gresham secondo la quale la moneta cattiva scaccia la moneta buona. In ogni caso e necessario intervenire adottando le necessarie regole.

Se si tarda ancora, mentre a livello europeo si progetta un Regolamento, ma non con la celerità che sarebbe dovuta, allora l’Italia dovrà decidere autonomamente. Ciò è necessario anche perché sull’uso di questi strumenti virtuali sono insorti conflitti tra privati e tra questi e le Autorità di Vigilanza che sono stati sottoposti all’esame delle Magistrature, le quali non hanno potuto fare altro che pronunciarsi in base al diritto vigente con procedimenti analogici, ricorso ai principi generali e spunti interpretativi. Poi il presidente ha avanzato una serie di proposte che vanno dai rapporti tra Authority e Governo, al raccordo tra Autorità di settore – Consob, Ivass e Covip – alla costituzione di un’unica controparte, un organismo nazionale per la stabilità macro-prudenziale, dell’apposito Comitato europeo.

I problemi sollevati sono di grande momento. Non si capisce perché anche altri, pure competenti in materia, non li abbiano fin qui posti con la stessa urgenza e con gli stessi “ caveat”. Sono temi riconducibili in parte anche alla transizione tecnologica di cui al Piano di ripresa e resilienza, ma esigono risposte in tempi rapidi se si vuole tutelare adeguatamente il risparmio ed evitare altresì che le nuove monete provochino anche problemi alla conduzione della politica monetaria. La Consob con il suo Presidente ha presentato un piano. Ora sono gli altri attori istituzionali che devono rispondere.