"Pressioni ad ogni livello”
Csm, Franca Imbergamo nuova Procuratrice aggiunta DNA. Polemiche tra correnti e laici, il partito di Meloni si spacca su Ardita
Per Imbergamo hanno votato AreaDg, Unicost, Magistratura democratica e l’indipendente Fontana. Ardita, invece, ha il consenso di Magistratura indipendente e di una parte dei laici di destra. Ma proprio qui si è consumata la frattura politica più evidente
Franca Imbergamo è la nuova vice di Gianni Melillo alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Il plenum del Consiglio superiore della magistratura l’ha scelta ieri con 13 voti, contro i 10 ottenuti da Sebastiano Ardita. Sei gli astenuti. Un risultato che chiude una delle pratiche più controverse degli ultimi mesi, ma che lascia dietro di sé una lunga scia di polemiche non solo tra le correnti della magistratura, ma anche all’interno della componente laica di centrodestra e, in particolare, di Fratelli d’Italia.
La votazione è arrivata dopo il ritorno del fascicolo in Quinta Commissione, disposto per un ulteriore approfondimento tecnico alla luce delle osservazioni presentate dalla stessa Imbergamo. Un supplemento istruttorio che aveva modificato il quadro iniziale, facendo uscire di scena Eugenio Fusco e lasciando il confronto finale tra l’attuale sostituta procuratrice della Dna e l’ex consigliere del Csm, oggi procuratore aggiunto a Catania.
Per Imbergamo hanno votato AreaDg, Unicost, Magistratura democratica e il consigliere indipendente Roberto Fontana. Ardita, invece, ha raccolto il consenso di Magistratura indipendente e di una parte dei consiglieri laici del centrodestra. Ma proprio qui si è consumata la frattura politica più evidente.
La candidatura di Ardita, infatti, era stata sostenuta e proposta dal consigliere laico di Fratelli d’Italia Felice Giuffrè. Una scelta che, però, non è stata condivisa dall’intera delegazione del partito di Giorgia Meloni al Csm. Daniela Bianchini ha infatti scelto l’astensione, mentre Isabella Bertolini non ha partecipato al voto perché assente. Per entrambe, comunque, serviva un profilo diverso.
Le tensioni emerse durante il dibattito hanno trovato un’eco anche all’esterno del Consiglio. A intervenire è stato il pm antimafia Antonino Di Matteo.
“Da cittadino, prima ancora che da magistrato, sono molto preoccupato”, ha affermato, facendo riferimento all’intervento del consigliere indipendente Andrea Mirenda, il quale aveva parlato di una “durissima battaglia politica”, evocando “pressioni ad ogni livello”, alcune formalizzate e altre “sotto traccia”, oltre a “cordate esogene e gruppi di pressione”.
Parole che, secondo Di Matteo, non possono restare sospese: “Chi è venuto a conoscenza di indebite pressioni esterne sull’attività del Csm avrebbe il dovere di denunciarle apertamente, specificandone gli autori e le modalità”. Il clima resta incandescente anche su un altro fronte. Nelle stesse ore si è infatti consumato un duro scontro tra l’Associazione nazionale magistrati e le consigliere Bertolini e Claudia Eccher (Lega). Al centro della disputa la richiesta di quest’ultime di valutare disciplinarmente le dichiarazioni del segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, che si era scagliato contro Mauro Paladini, presidente della Scuola superiore, “reo” di essersi espresso a favore del Sì al referendum sulla giustizia.
Per la Giunta esecutiva centrale dell’Anm si tratterebbe di “un precedente grave e inaccettabile”, che rischia di colpire non solo il segretario dell’associazione ma la libertà stessa dell’organo rappresentativo delle toghe di esprimere le proprie posizioni. Da qui la solidarietà a Maruotti e la denuncia di quello che viene definito un tentativo di “condizionare” l’attività associativa.
“Non è in discussione il diritto di critica né la libertà dell’Anm”, hanno replicato di Eccher e Bertolini, domandandosi se una parte della magistratura associata ritenga di poter sottrarre le proprie iniziative a qualsiasi valutazione istituzionale.
© Riproduzione riservata






