I grillini e Marco Travaglio sono furiosi nei confronti dei politici che hanno ricevuto, dopo averne fatto domanda, il bonus da 600 euro. Degli “accattoni” che hanno “arraffato” con la scusa del Covid-19 la somma destinata a chi era in difficoltà, ha dichiarato ieri nel suo editoriale il direttore del Fatto. Pur non avendo violato nessuna norma se non quella “dell’etica e della decenza”, ha aggiunto Travaglio, questi personaggi devono comunque essere “cacciati” dal Parlamento in quanto persone “senza cuore, buon senso e buon gusto”. Nessuno da quelle parti, tutto preso dalla rinnovata foga anticasta, ricorda cosa accadde nella scorsa consiliatura del Csm allorquando un laico grillino, utilizzando le leggi previste, pressoché raddoppiò dall’oggi al domani il proprio emolumento mensile. Questa la storia.

Il consigliere in questione era un docente universitario di ruolo. I grillini, a cui spettava di indicare al Parlamento un nome per il Csm, lo avevano scelto per quell’incarico con il sistema del voto online. Appena varcata la soglia di Palazzo dei Marescialli, il neo consigliere venne collocato dal suo ateneo in posizione di “fuori ruolo”, percependo lo stipendio da docente a cui sommava le indennità per i componenti dell’Organo di autogoverno della magistratura. La legge sul funzionamento del Csm prevede, infatti, per membri eletti dal Parlamento che siano dipendenti della Pubblica amministrazione, un doppio binario: rimane “a carico dell’Amministrazione di appartenenza l’onere inerente il trattamento di cui risultino già provvisti” e “a carico dell’Amministrazione della giustizia l’eccedenza spettante in quanto consiglieri del Csm”. Durante la consiliatura, il professore grillino decise di andare in pensione, con ben sette anni di anticipo rispetto all’età prevista per i docenti universitari fissata a 70anni, in quanto aveva maturato l’anzianità contributiva necessaria.

Il Csm, allora, iniziò a versargli per intero l’assegno spettante per i consiglieri, pari a quello di un parlamentare. Assegno a cui l’ex professore “sommava”, quindi, la pensione dell’università. Al Csm pare non valere la norma secondo cui chi è titolare di una pensione, se vuole svolgere incarichi per la pubblica amministrazione, deve farlo gratuitamente. Il caso sollevò, all’epoca, accese discussioni al Csm. In una seduta di Plenum il laico Antonio Leone, già vice presidente della Camera, chiese se questo “cumulo”, per di più da parte di chi era stato eletto da un movimento che lottava contro i “privilegi”, fosse ammesso.

Erano anni quelli in cui i grillini, con il loro capo politico Luigi Di Maio, stavano combattendo la battaglia della vita contro le “pensioni d’oro” e le “maxi retribuzioni”. Gli allora vertici di piazza Indipendenza risposero che era stato formulato un quesito all’Inps e che era tutto perfettamente “regolare”. Nessuna violazione. Il caso, evidentemente, sarà sfuggito a Travaglio e ai grillini oggi tanto indignati.