Dal carcere di Rebibbia all’inferno di Dante, scalando il girone della colpa, l’espiazione della pena ed infine quella del riscatto. Dopo aver incontrato Shakespeare in ‘Cesare deve morire’ dei fratelli Taviani girato interamente dietro le sbarre, questa volta tre detenuti usciranno dalle mura del carcere per tre ore con un permesso di lavoro per recitare nell’aula magna di Lettere dell’università Roma.

Tre brani dell’inferno in occasione del convegno internazionale curato dalla Pontificia Commissione dantesca ‘Dante Alighieri Latitante Fiorentino’.

I tre detenuti, che fanno parte della compagnia del Teatro libero di Rebibbia, sono da quasi trent’anni nel reparto di massima sicurezza, quello che ospita i condannati per associazione a delinquere. Anni duri in cui hanno incontrato la recitazione trasformandola come surrogato di vita e libertà. Finzione di essere altro e altrove.

Reciteranno davanti alla platea dove ci sarà anche il Cardinal Ravasi, i versi di tre grandi peccatori della commedia ovvero Paolo e Francesca, il conte Ugolino e Ulisse, e lo faranno nel loro dialetto di origine, il calabrese, il siciliano e il napoletano.

Una versione potente dell’inferno con la regia di Fabio Cavalli che è lo specchio del carcere. I personaggi dolenti e umani come i detenuti, sono in viaggio tra gli sbagli dell’umanità. Un inferno popolato dalle genti perdute dove però l’errore prevede anche il riscatto quindi il carcere da luogo di detenzione diventa possibilità di redenzione.

Riccardo Annibali