Al via l’anno giudiziario tra le contestazioni per la riforma della prescrizione. Da Nord a Sud gli avvocati delle Camere Penali hanno inscenato vivaci proteste contro la norma entrata in vigore dal primo gennaio. A Milano le toghe hanno mal digerito la presenza di Piercamillo Davigo in qualità di rappresentante del Csm. Per contestare l’ex pm di Mani Pulite hanno deciso di non ascoltare il suo intervento e uscire in massa dall’aula del Palazzo di Giustizia dove si stava celebrando la cerimonia. A Napoli la protesta è stata ancora più clamorosa: gli avvocati si sono presentati in aula in manette.

Già nei giorni scorsi i penalisti si erano rivolti all’organo di autogoverno della magistratura per “bloccare” la partecipazione di Davigo, “colpevole” di aver attribuito la maggior parte delle responsabilità per le lungaggini dei processi proprio alle toghe, interessate a suo dire più alle parcelle che a tutelare i propri clienti. Presenza, quella di Davigo, rivendicata invece dai magistrati, che hanno censurato la protesta dei legali, accusati di “voler sanzionare la libera manifestazione del pensiero”.

E mentre gli avvocati – con tanto di cartelli che riportavano gli articoli 24, 27 e e 11a della Costituzione, quelli violati dalla riforma della prescrizione – hanno organizzato un flash mob nell’atro del Palazzaccio, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz, ha definito la protesta “gravemente impropria” perché si tratta di “ostracismi preventivi e veti ad personam”.

Dopo essere stato costretto a interrompere il suo intervento – disturbato da alcuni magistrati che hanno gridato “vergogna” a un legale che non si era tolto il cappello – Davigo ha concluso il discorso senza fare alcun cenno allo scontro di questi giorni con gli avvocati sulla prescrizione.

Tema che è stato al centro di molti interventi, tra cui quello della presidente della Corte d’Appello di Milano Marina Tavassi. La nuova norma, sottolinea, avrà “una ricaduta contenuta” nel capoluogo lombardo, in cui i processi si celebrano a tempo di record rispetto al resto della Penisola.

Parole a cui hanno fatto eco anche il presidente della Anm Poniz, che ha puntato il dito contro “il mondo della politica” che pretende di impartire una “lezione di garantismo” dopo aver introdotto “le più irrazionali ed ingiuste riforme sostanziali e processuali”. “Rifiutiamo la contesa manichea – ha aggiunto – la prospettazione di scenari apocalittici e ancora peggio l’interessata strumentalizzazione politica di questa o quella posizione”.

Più pesanti le considerazioni del procuratore generale Roberto Alfonso: “Non si può sottacere” che la riforma della prescrizione “viola l’articolo 111 della Costituzione – ha detto – con il quale confligge quanto agli effetti incidendo sulla garanzia costituzionale della ragionevole durata del processo”.

Tutte critiche a cui il ministro della Giustizia Bonafede ha voluto rispondere, assicurando che la riduzione dei tempi dei processi è una priorità della sua azione di governo e smentendo categoricamente di essere un “manettaro”. “Non ho mai detto che la prescrizione è un modo per ridurre i tempi – ha aggiunto – ho semplicemente un’impostazione differente e ritengo ingiusto che lo stato arrivi a un punto in cui, dopo aver speso soldi ed energie per portare avanti l’accertamento di alcuni fatti, a un certo punto quel lavoro debba essere gettato nel nulla a causa del tempo.
La mia impostazione è che bisognerebbe lavorare sul tempo. Qualsiasi intervento sull’efficienza dei processi, qualsiasi riduzione del tempo dei processi porterà a far sì che la prescrizione diventi un problema marginale”, ha concluso Bonafede.