Il tormentone Mertens è l’ultima puntata del difficile rapporto tra Aurelio De Laurentiis e i calciatori più rappresentativi del Napoli. Al di là dello sconcertante dibattito scatenatosi sulla proposta di rinnovo inviata via mail dall’attaccante belga al Napoli, misteriosamente (ma non troppo) diventata di dominio pubblico, è evidente che ci sia distanza tra la volontà del calciatore e quella del Napoli. Lo stesso sembra valere per Koulibaly, Fabian Ruiz e Ospina. Nessuno dei calciatori a scadenza, subito o tra un anno, ha preso sul serio la richiesta di De Laurentiis di scegliere tra la vil moneta e il privilegio di vivere a Napoli.

Difficile dar loro torto, se la richiesta arriva da chi a Napoli dorme solo in albergo e in 18 anni non ha intestato neanche una mattonella in città alla SSCN. Oltretutto, questo disprezzo per il denaro De Laurentiis sembra riservarlo solo a quello altrui, se è vero che in settimana si è precipitato al Comune per chiedere l’ennesimo sconto sul canone della nuova convenzione decennale per lo stadio che non sembra ancora aver mai pagato. Che De Laurentiis parli oggi di scudetto è grottesco, sebbene i primi due acquisti, Kvaratskhelia e Olivera, stiano facendo faville nelle rispettive nazionali. È comunque presto per dare un giudizio sul mercato del Napoli, ma la prospettiva di rinunciare ad altri leader, dopo l’addio di Insigne, preoccupa i tifosi che alle promesse del Presidente non sembrano più credere. C’è da capirli, se si torna con la mente alla scugnizzeria, ai tanti progetti annunciati per lo stadio, ai “trecento milioni per far saltare il mercato” e a tutte le altre guasconate senza seguito di De Laurentiis.

Il Napoli è un club solido finanziariamente, indiscutibile merito del Patrón, e allestirà certamente una squadra competitiva per la qualificazione Champions, ma le prospettive di ulteriore crescita sportiva e di fatturato si sono arenate ormai da anni. E poi nel calcio contano anche i sentimenti: conta il racconto, il sogno, l’appartenenza.

Il calcio è sport popolare, esclusivo e passionale, non una competizione per ragionieri; De Laurentiis, non ha mai smesso di rivolgersi ai propri tifosi con il voi, spesso con espressioni grevi e volgari, e sembra non capirlo. Grave errore, che la distanza crescente tra la città e la proprietà del club segnala in modo aspro, rendendo quella dello stadio Maradona una partita scivolosa anche per Gaetano Manfredi. I napoletani stanno “portando pazienza” nell’attesa che la nuova amministrazione prenda slancio dopo una partenza complicata. E sanno di dover contribuire con l’aumento dell’Irpef al piano di risanamento del bilancio cittadino. In queste condizioni, garantire ulteriori vantaggi economici a De Laurentiis, già titolare di una convenzione per l’uso dello stadio molto vantaggiosa, scaricando il rischio di impresa privata sul bilancio di un ente pubblico, sarebbe intollerabile.