Non è più tempo di calcio giocato, ma il clima intorno al Napoli resta incandescente. Aurelio De Laurentiis oscilla tra la teoria dei proclami (“faremo di tutto per vincere lo scudetto”) e la prassi del drastico ridimensionamento del monte ingaggi. Una comunicazione contraddittoria, condita dai soliti sermoni contra todos e dall’inesauribile marketing prêt-à-porter dei ritiri caserecci e delle nuove magliette pronte per ogni occasione, da Halloween alla Pentecoste. I tifosi non gradiscono e soprattutto non capiscono dove si voglia andare a parare.

Come si fa a parlare di scudetto mettendo il cartello “VENDESI” al collo di tutti i calciatori? Come si fa a evocare i 20.000 abbonati di altre piazze senza nemmeno aver avviato la propria campagna abbonamenti? Anche Luciano Spalletti cerca di comprendere dove spirerà il vento della prossima stagione. L’allenatore ha chiesto la conferma di Mertens e della spina dorsale della squadra (Ospina, Koulibaly, Anguissa, Osimhen) per mantenere competitivo il Napoli anche in chiave Champions, ma non ha ricevuto alcuna garanzia al riguardo. Sarà un’estate di fuoco per il Napoli e non solo in chiave sportiva. Della possibile cessione del club si parla ormai apertamente sulla stampa specializzata in sport e finanza e non è più un segreto che la finanza internazionale guardi al Napoli con enorme interesse.

Il calcio italiano è considerato un terreno di investimento ideale dai fondi americani, perché acquisibile a prezzi molto inferiori rispetto a Inghilterra o Spagna e con maggiori margini di crescita. E Napoli rimane un brand globale affascinante negli USA per ragioni storiche e culturali; basti pensare, da ultimo, al successo strepitoso dei libri di Elena Ferrante che hanno risvegliato ancora una volta la voglia di conoscere i luoghi magici di una terra che scorre nel sangue di milioni di americani della East Coast. Il Covid aveva appannato, persino cancellato, per due anni questa nuova stagione d’amore tra gli States e la “terra dell’ammore”, ma i numeri turistici degli ultimi mesi testimoniano che le potenzialità sono enormi. De Laurentiis lo sa bene e per questo continua a sparare altissimo per passare la mano, ma il tempo – e la volontà dei figli – lavorano contro di lui.

Bari sembra una traiettoria molto più gradita a Luigi rispetto a Napoli, e anche Edo pare pronto a fare armi e bagagli verso la Puglia visto il rapporto molto negativo, per usare un eufemismo, con la tifoseria partenopea. Ma Napoli non è solo Lila e Lenù, e Gaetano Manfredi deve fare i conti con la parte acida della città: quella della violenza urbana che coinvolge orde di giovanissimi buoni a nulla e disposti a tutto, e quella dell’elefantiasi burocratica che trasforma ogni progetto in una lotta contro i mulini a vento. Un esempio? A giorni si dovrebbe finalmente decidere dove ricostruire Città della Scienza. Dall’incendio sono passati sei anni.