La scelta del premier Mario Draghi di affidare la delega alle politiche antidroga alla ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, grillina nota per le sue posizioni antiproibizioniste, spacca il governo.

Dopo il disegno di legge Zana contro l’omofobia e lo Ius soli è infatti questo il nuovo tema di contro. Ad evocare chiaramente il rischio crisi è, da Forza Italia, Maurizio Gasparri. 

“Leggo che un tale Perantoni apre alla discussione di legge pro droga alla Camera. Non so cosa deciderà Montecitorio ma a Palazzo Madama una legge del genere non passerà mai – dice senza mezzi termini – Abbiamo votato per Draghi, non per ‘droghe’. Chi scherza su questi temi vuol mandare il governo a casa”.

Il riferimento è alla parole del deputato grillino Mario Perantoni, presidente della Commissione Giustizia, che dopo aver difeso la scelta di affidare la delega alla Dadone, definendo le critiche “palesemente aprioristiche e strumentali”, ha annunciato che calendizzerà una proposta di legge per inserire i limiti entro i quali è consentita la coltivazione della cannabis per uso personale, già stabiliti dalla Corte di Cassazione, “anche per sostenere il diritto dei malati a curarsi con la cannabis”.

A far nascere la polemica era stata alcune settimane fa Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, quando il nome della Dadone era iniziato a ‘circolare’ come destinataria della delega alle politiche antidroga, aveva annunciato battaglia. Una ‘guerra’ che conferma anche oggi definendo “grave e deludente che per un compito così delicato come la lotta alle dipendenze sia stato scelto un esponente politico firmatario di proposte per legalizzare la cannabis”, lanciando quindi un appello ai partiti di centrodestra che sostengono il governo “affinché si facciano sentire con decisione”.