Non ci sta Vincenzo De Luca e, nonostante la mazzata ricevuta dal Tar che ha annullato l’ordinanza sulla chiusura temporanea delle scuole (infanzia, elementari e medie), continua ad attaccare a testa bassa il Governo e nello specifico il premier Mario Draghi dopo la conferenza stampa di ieri.

L’incipit, tuttavia, non è il massimo. De Luca infatti parte con l’attaccare l’ex capo della Bce perché a inizio conferenza “ha delimitato il recinto nel quale i giornalisti potevano muoversi. Francamente incredibile che si dica ai giornalisti le domande che si possono e non possono fare. Queste cose avvengono nelle democrazie protette. Ovviamente il Presidente del Consiglio è libero di mandare al diavolo o di non rispondere al giornalista ma non credo possa delimitare l’ambito delle domande. Mi pare che stiamo in un paese in cui si è determinata una narcotizzazione della ragione critica che mi auguro sia ritrovata prima possibile”.

Il governatore campano forse dimentica che da anni non tiene una conferenza stampa, parlando principalmente il venerdì nel consueto monologo social e a margine degli eventi a cui presiede. Attaccare Draghi che aveva indetto la conferenza stampa per spiegare, seppur in ritardo, le nuove disposizioni del Governo in materia anti-covid, è pretestuoso, anche perché il recinto delimitato è relativo soprattutto ai rumors sulla corsa dell’attuale premier al Quirinale per il dopo Mattarella.

De Luca definisce da un lato “sconcertante” e dall’altro  insopportabilmente demagogica” la conferenza stampa tenuta ieri da Draghi. “Ha parlato per mezz’ora con il Ministro della Pubblica Istruzione contro la didattica a distanza generalizzata che in Italia non ha chiesto nessuno. Ha scelto un obiettivo di comodo per parlare per mezz’ora candidandosi anche lui a iscriversi nel club degli sfondatori di porte aperte”. Espressione quest’ultima riservata in passato al segretario della Lega Matteo Salvini.

Chi gliel’ha chiesta la didattica a distanza?” attacca De Luca. “Così come ho trovato sconveniente – continua ancora – che non ci sia stata data una risposta di merito relativamente al problema posto dalla Regione Campania che puntava a dare due settimane di respiro, limitate alle elementari e alle primarie di primo grado, per organizzarsi al meglio. Oggi avremo scuole nelle quali i bambini sono senza mascherine perché non sono arrivate le mascherine FFP2. Nel frattempo mi dicono che ieri ci sono stati bambini delle elementari che sono stati costretti a stare in classe con le finestre aperte, con i cappotti addosso e con i cappelli in testa. Si sarebbe dovuto parlare di questo”.

Poi rincara: “Se può fare piacere anche la Campania da oggi può dire che va tutto bene, che è tutto aperto, che il Covid è un raffreddore e, se volete, posso anche giurarvi di aver visto il presidente Draghi camminare sulle acque del Tevere“. De Luca poi conclude: “La mia sensazione è che siamo chiamati a dire, da qui all’elezione del Presidente della Repubblica, che in Italia va tutto bene, che tutta l’economia è aperta, le scuole sono aperte e viviamo nel migliore dei mondi possibili. Io penso che la lettura della situazione dell’Italia debba essere meno pacificata e un po più ragionevole”.

Sulla decisione del Tar, che ha sospeso l’efficacia dell’ordinanza nella quale veniva disposta la chiusura delle scuole dell’infanzia, elementari e medie fino a fine gennaio, De Luca osserva: “Ha concesso la sospensiva rispetto alla richiesta del Governo sulle scuole della Campania. Ha fissato per il 22 febbraio la discussione in collegio” ma “per il 22 febbraio sarà cambiato il mondo”.

Poi attacca nuovamente l’Esecutivo: “Due punti forte su cui si è basata la richiesta di sospensiva del Governo sono questi: la regione Campania non è in zona rossa e il Governo nei suoi decreti ha messo in campo tutte le misure necessarie per contenere il Covid. Per quanto riguarda la prima osservazione – sostiene De Luca – credo che non sia obbligata una regione di aspettare di arrivare in zona rossa, alla drammatizzazione del contagio, per prendere misure preventive. Noi da sempre abbiamo una linea diversa, le decisioni riteniamo che si debbano prendere prima che esploda il problema e non quando è esploso. Per quanto riguarda le misure previste dal Governo – prosegue – mi sembrano tutte virtuali e in larga misura inattuabili a cominciare dai tracciamenti e dalla garanzia, da dare ai presidi e conseguentemente alle famiglie, di tranquillità”.

Redazione