Alla Farnesina basterà una voce, un richiamo, un colpo di tosse perfino per accendere una luce, aprire una porta, chiudere una finestra. O almeno è quello che il ministero degli Esteri si accinge ad architettare. Una chiccheria da 13 milioni di euro. Proprio così: 13 milioni di euro per rendere il ministero di Luigi Di Maio così tecnologico, all’avanguardia, tutto automatico. E da dove verrebbero tutti questi danari? Dal Recovery Fund, naturalmente. Da quel fondo da 209 miliardi di euro spacciato come un trionfo insuperabile del premier Giuseppe Conte in oltre quattro giorni di trattative, a sgomitare e bisticciare con olandesi e austriaci, per risollevare l’economia italiana. In tutto, il piano di investimenti mette in fila 557 progetti e vale 677 miliardi di euro, oltre il triplo della somma disponibile. Quindi bisognerà scegliere: speriamo si sceglierà e si taglierà bene…

LA RICHIESTA DI DI MAIO – Il dettaglio del ministero intelligente emerge da un documento che è una bozza degli investimenti. Al punto 758 si legge: Domotica di controllo impianti Palazzo della Farnesina. Beneficiario: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Costo: 13.000.000 milioni di euro. Durata del progetto: sei anni. Nel dettaglio, recita sempre il documento, spiegando il necessario e improrogabile investimento: “L’obiettivo è la creazione di un sistema domotico per la gestione coordinata di tutti gli impianti del palazzo della Farnesina, in modo da raggiungere la cosiddetta building automation e avere un edificio intelligente”. Intelligente come il capo degli Esteri, almeno nel cambiare idea: l’ex numero 1 dei 5 Stelle, in un passato non troppo lontano pasionario anti-europeista, non muove più guerra a Bruxelles. L’Europa non è più una specie di ladrona. Ci mancasse.

Non finisce qui: il documento riporta altri ingenti e fondamentali investimenti: quattro milioni per l’acquisto di hardware per la Farnesina e la Rete diplomatico-consolare; un milione per migliorare la rete esistente secondo classificazione UE; un milione e mezzo per nuovo cablaggio della rete informatica dell’Amministrazione Centrale; 11 milioni e 250mila euro per PC all-in-one per postazioni presso Farnesina e rete estera; 8 milioni e 600mila per il rinnovamento dell’infrastruttura di rete dell’Amministrazione Centrale; due milioni per il rinnovamento dell’infrastruttura informatica del Data Center della Farnesina; 7 milioni e mezzo per il rifacimento strutturale e logistico di ambienti informatici del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Totale: 33.350.000 euro.

Che non saranno tutti quanti mal spesi, buttati o sprecati. E un rinnovamento delle strutture, nel Paese delle opere abbandonate o dimenticate, resta comunque un aspetto da non stigmatizzare. Solleva comunque dei dubbi la necessità di approntare un sistema domotico così ingente. Anche se resta sempre volgare parlare sempre e solo di soldi. Per di più alla viglia di un referendum sul taglio dei parlamentari tutto incentrato sulla casta, sui vampiri, sulle sanguisughe in Parlamento a Roma. Una sforbiciata che farà risparmiare all’anno quasi 53 milioni alla Camera e circa 28,7 al Senato. Tagli che corrispondo al 5,5% e al 5,4% delle spese totali delle due aulee. Circa sei sistemi domotici di quelli fatti bene.