La scuola ha reagito e ha continuato le sue attività anche durante l’emergenza coronavirus. La quarantena ha portato il discorso e le attività a doversi confrontare tutti i giorni con la didattica a distanza e con il tema del digital divide, una questione che ha messo in risalto le disuguaglianze che insistono nella società. Affronta proprio questi temi il documento redatto con la consulenza dei quasi 50 Dirigenti Scolastici di Istituti della Regione Campania aderenti alla rete dell’Associazione A.R.T.U.R. (Adulti Responsabili per un Territorio Unito contro il Rischio) presieduta dalla professoressa Maria Luisa Iavarone, docente di pedagogia presso l’Università Parthenope di Napoli.

Il fenomeno delle disuguaglianze, si legge, “si è acuito in riferimento al digital divide e allo scarso accesso alle tecnologie da parte di alunni appartenenti a famiglie con un basso livello di istruzione e/o perché provenienti da contesti socioeconomicamente deprivati. Proprio in queste famiglie crescono, infatti, ragazzi che, più di altri, sono statisticamente a rischio di dispersione scolastica; un atavico problema del sud Italia e della nostra regione in particolare che, proprio a seguito di tale emergenza, sembra essere passato surrettiziamente in secondo piano, proprio in Campania, che solo per inciso, è anche la regione più giovane d’Italia col maggior numero di minori in età scolare che finisce per essere ulteriormente penalizzata dal mancato esercizio del diritto costituzionale all’istruzione”.

Resta quindi centrale il tema della dispersione scolastica e dell’istruzione come unico presidio e avamposto di protezione e cura educativa per “certi bambini” che vivono situazioni familiari e sociali più a rischio.

“Nessuna ‘didattica a distanza’ potrà mai completamente sostituire, in maniera efficace, l’assenza di scuola, quel potente strumento, non solo di infrastrutturazione sociale, ma indispensabile palestra di relazioni che ne fa un ‘reale ambiente di apprendimento per la vita’” si legge, e “forse è ciò che più manca, in questo momento, ai ragazzi della nostra regione a cui è venuto meno il tempo e lo spazio della socialità educativa ma anche della possibilità di essere sottratti alla precarietà, all’abbandono, al disagio familiare essendo spesso costretti in contesti ambientali angusti, a volte anche litigiosi. Per questi ragazzi la chiusura delle scuole rappresenta molto di più, contribuendo ad aumentare l’isolamento, l’esclusione, la discriminazione in cui le difficoltà tecnologiche di accesso alla didattica a distanza costituiscono solo la punta dell’iceberg”.

“Nell’idea che finalmente la scuola possa essere concepita come un ‘centro di servizi educativi’, dunque, si individuano cinque priorità per la scuola del post-Covid prevedendo:

  1. messa in sicurezza sanitaria degli spazi di apprendimento mediante sanificazione delle strutture, previsione di tutte le azioni di prevenzione su persone e cose;
  2. potenziamento delle infrastrutture tecnologiche soprattutto mediante fibra e banda larga con possibilità di dotare gli studenti meno abbienti di sim in abbonamento per la navigazione protetta;
  3. allestimento di “spazi inclusivi e ibridi” per l’apprendimento in presenza e a distanza;
  4. fondo straordinario di Istituto per la formazione dei docenti alla DAD da destinare all’acquisto di: supporti tecnologici, abbonamenti di rete, licenze per piattaforme di autoapprendimento e di autoaggiornamento;
  5. contratti per media-educators e tutor digitali a sostegno sia dei docenti che delle famiglie (eventualmente da individuare anche tra studenti universitari e