Draghi assegna ai partiti e al Parlamento i “compiti a casa”. Per le vacanze. E, soprattutto, per i mesi a venire. Il Presidente del Consiglio rompe la tradizionale ritrosia e formalità e, ascoltando i suggerimenti dello staff, convoca a sorpresa la stampa. In casa “sua”, nel Salone degli Arazzi a palazzo Chigi e affronta, a braccio, le domande dei cronisti presenti. È un Presidente del Consiglio soddisfatto del lavoro fatto in questi sei mesi, dei risultati raggiunti, né facili né scontati. Che non teme il semestre bianco. Neppure le elezioni. E che non pare avere alcuna intenzione di lasciare. Meno che mai a febbraio 2022 per traslocare, nel caso, al Quirinale. Con buona pace di chi ci spera e coltiva progetti in questo senso. «L’orizzonte di governo? Lo decide il Parlamento» ha tagliato corto sulle allusioni. Ma lui è stato chiamato per un lavoro. E finché può, deve e glielo lasciano fare, lui sta li. A fare il suo lavoro.

«Ieri – dice in piedi davanti al microfono – ho ringraziato i ministri per la determinazione che hanno avuto in questi sei mesi di governo, nel disegnare l’agenda e nell’implementarla, nell’attuarla. Ma mentre ci avviamo a prendere queste due settimane di vacanza, il pensiero che bisogna tenere chiaro in mente è che tra due settimane ci vuole la stessa determinazione, se non maggiore, per affrontare quelle che sono le sfide, i problemi, le risposte che dobbiamo dare a problemi urgenti e gravi».

Il Presidente della Repubblica lo aveva chiamato per questo sei mesi fa affidandogli la scommessa più insidiosa di sempre: portare l’Italia fuori dalla crisi sanitaria e dal collasso economico. Presto per dire “mission accomplished”. Certo è che in sei mesi è stato fatto molto: vaccinazione, contrasto alla pandemia, riorganizzazione di una macchina, quella del Conte 2, il cui motore aveva grippato nel momento più delicato e pericoloso, riscrittura e approvazione del Pnrr, approvazione delle prime riforme. La produzione che trotta ormai oltre il 5% ed è già quasi al 6, oltre le più rosee previsioni.

Ma, secondo lo stile dell’uomo cresciuto dai gesuiti con il valore dell’etica del lavoro, non c’è nulla da festeggiare. «Dobbiamo essere sicuri – argomenta – di aver fatto di tutto per evitare che la pandemia si aggravi. Se quanto abbiano deciso finora basta, non lo sappiamo. Tutto viene fatto in base ai dati di oggi». Intanto, però, «ieri ho ringraziato i ministri e il sottosegretario Garofoli per tutto il lavoro, tanto e buono fatto in questi mesi». A questo punto subentra il mezzo sorriso del Draghi style: «Ho anche subito aggiunto che io ero il meno adatto a farlo, ho messo le mani avanti, perché ho interesse costituito nel lodarmi e apprezzarmi». I giornalisti riescono a conservare l’ironia. E sorridono.

Hanno detto che aveva “disertato” la conferenza stampa post consiglio dei ministri. Draghi “non ci mette la faccia” sul green pass. Premier in fuga, è stato il pensiero conseguente affiorato qua e là tra i solerti e necessari critici/detrattori. In effetti giovedì sera dopo il lungo e tormentato Cdm sul green pass, con Speranza e Salvini come sempre sulle barricate e Fratelli d’Italia pronti a “fare opposizione”, davanti ai giornalisti si sono presentati il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell’Istruzione Bianchi e il ministro delle Infrastrutture Roberto Giovannini. Salute, scuola e trasporti, i tre “corni” del decreto. Draghi assente. Perché sulla scrivania c’erano ancora alcune cose da sistemare. Ad esempio ricevere il sottosegretario alla Presidenza per gli affari economici Bruno Tabacci e chiudere, confermando “la stima di sempre”, la brutta faccenda del figlio ingegnere assunto a Leonardo accettando la cessione della delega al settore Spazio (ma solo quella). Più altre questioni che non possono andare in vacanza. Mps, ad esempio.

Quindi ieri mattina, dopo il briefing con lo staff e capito che la sua assenza poteva essere in un modo o nell’altro essere fraintesa, ha ricevuto i giornalisti per un saluto conviviale e, appunto, a braccio. Domande e risposte come venivano. «Io ieri non c’ero – è stato l’incipit – ma non è che, come ha detto qualcuno, ho disertato la conferenza stampa. Le questioni erano particolari e tecniche ed era bene che i ministri che hanno lavorato tantissimo su questi problemi fossero loro a presentarle agli italiani».

I “compiti a casa” quindi. Uno, soprattutto, per tutti gli italiani: «Vaccinatevi e rispettare le regole». È questione di salute. Ma anche economica. Si riuscirà a tenere sotto controllo la pandemia se ci saranno quella «sicurezza e fiducia» che permetteranno all’Italia una crescita ancora maggiore. “Compiti a casa” per i ministri: al rientro dalle vacanza serve ancora «maggiore determinazione» perché le sfide da affrontare sono «urgenti e gravi». La crescita è «molto elevata» ma certe questioni non vanno mai in vacanza: l’occupazione, le aziende in crisi, la riforma degli ammortizzatori sociali, quella del fisco e della concorrenza. Settembre è domani e queste sono le urgenze in agenda. Come quella sulla sicurezza nei posti di lavoro: la morte di Laila El Harim è , purtroppo, un’altra di quelle morti «inaccettabile». Il collega della Dire fa la domanda sul reddito di cittadinanza. Il premier risponde che è «presto» per capire se andrà «ridisegnato» ma tiene a precisare di condividere «in pieno» il «concetto alla base» della misura. Tanto basta per scatenare le tifoserie. «Ha voluto dare in testa a Renzi che vuole abolire il reddito di cittadinanza» dicono da sinistra e dai 5 Stelle. Il leader di Iv ha già specificato che la proposta di referendum riguarda la parte delle norma che riguarda i navigator, non certo quella che riguarda l’assistenza alla povertà. Ma tutto fa brodo in piena estate con un esecutivo che lascia poco spazio e ancora meno occasioni a chi sta all’opposizione. Rampelli, vicepresidente della Camera (Fdi), è pronto a chiedere: «Se a Draghi va bene il reddito di cittadinanza così com’è, vuol dire che non è in grado di creare lavoro».

Quanto durerà il governo Draghi? La risposta non lascia spazio a speculazioni: «È il Parlamento ad assicurare l’orizzonte del governo». In questi mesi a Palazzo Chigi «non ci sono stati lati scuri o lati chiari» e anche «i partiti hanno lavorato per il bene degli italiani» senza alcuna «contrapposizione di fini» con la presidenza del Consiglio. E il premier tecnico sfoggia un inaspettato e pragmatico tratto diplomatico. Molto politico.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.