Un recente sondaggio di Alessandra Ghisleri mostra come il livello di supporto al governo Draghi sia diametralmente opposto tra gli elettori del Pd e quelli del Movimento 5 Stelle. Tra i primi vi è una fiducia al 83% al Presidente del Consiglio. Tra i grillini, viceversa, questa percentuale crolla, sino ad attestarsi al 36%.

Ci si può domandare come, malgrado questi diversissimi atteggiamenti dei rispettivi elettorati, questi due partiti riescano a stare insieme e, addirittura, almeno secondo alcuni esponenti del Pd, progettare un’alleanza ancora più stretta.

Il fatto è che gli orientamenti, gli umori e persino i sentimenti della base elettorale dei cinque stelle sono molto differenti da quelli degli eletti, rappresentanti in Parlamento e, in misura ancora maggiore, da quelli che ricoprono incarichi di governo.

La base elettorale dei grillini è in questo momento confusa e animata da percezioni contraddittorie. Indipendentemente dalla opinione su Conte in quanto presidente del Movimento (l’ex presidente del consiglio ha ottenuto martedì una buona affermazione nella consultazione on line dei militanti) una buona parte, probabilmente la maggioranza, rimpiange le posizioni ribelliste e di protesta, rendendosi conto al tempo stesso che oggi queste non sempre trovano spazio tra i vertici del Movimento. Questi ultimi sono, come si sa, divisi al loro interno: una parte ha capito (come ha sottolineato Polito sul Corriere) che la politica è l’arte del compromesso e della mediazione e che non si può ottenere “tutto e subito”, mentre altri sono rimasti su posizioni più radicali e intransigenti. Con la conseguenza di fratture e conflitti, addirittura con la minaccia di espulsioni e radiazioni di diversi parlamentari, misure tipiche dei movimenti in evoluzione, più che dei partiti consolidati.

Anche a causa di questa situazione caotica tra i vertici, l’elettorato dei cinque stelle appare sempre più frantumato e sconcertato. E continua ad abbandonare il M5s: stando ai sondaggi, il supporto al movimento nelle intenzioni di voto assume sempre più un trend decrescente.

Gli eletti in parlamento, quelli rimasti dopo le continue defezioni e i passaggi al gruppo misto, appaiono comunque assai preoccupati per il loro futuro in politica. Stante la diminuzione dei consensi popolari e quella, da loro stessi voluta auspicata e votata, dei seggi disponibili per la rielezione, molti sanno che, alla fine di questa legislatura, dovranno tornare a casa. Ma molti sperano, in qualche modo, in una conferma in parlamento o in qualche incarico elettivo a livello locale.

E persino tra i grillini che sono riusciti a entrare nel governo, ministri e sottosegretari, vi è frattura. La maggior parte è su posizioni “governative”, di sostegno a Draghi. Ma si trova in palese difficoltà.

All’interno di questo quadro tormentato, Conte cerca di conquistare la leadership di quel che rimane del partito. Con grandi difficoltà. Una piccola minoranza ha però rotto con le posizioni di Conte nel voto sulla riforma della giustizia penale.

Quest’ultimo poi da un verso, deve fronteggiare Grillo che certo non vuole cedere il predominio su ciò che negli anni ha saputo creare. Dall’altro deve fronteggiare i “governativi” e, specialmente, Di Maio che forse ambisce per se stesso alla leadership dei cinque stelle.

L’ex presidente del consiglio fa molto conto sulla sua diffusa popolarità, conquistata ai tempi in cui era al governo, ma anche quest’ultima appare, stando agli ultimi sondaggi, in calo progressivo: non è detto che Conte riesca a mantenere il consenso di cui ha goduto tra la popolazione fino alle prossime elezioni, la cui data è incerta, ma appare ragionevolmente piuttosto lontana.

Beninteso, in Italia (come in molti altri paesi) lo spazio per un movimento di protesta di carattere il populista appare ancora relativamente ampio e Conte vorrebbe occuparlo. Ma nell’attuale situazione non è un’impresa facile. Anche perché per certi versi egli sembra voler proporre per il neo Movimento un profilo moderato, oltre che filoeuropeo e sostanzialmente filogovernativo. L’ex primo ministro ha fatto la sua carriera politica esercitano la funzione di mediatore, prima fra la Lega e i 5S, poi fra questi e il Pd. Ora si trova a doverlo fare fra gli anti-Draghi e i governisti a tutti costi. Non sarà agevole avere più successo che nelle precedenti evenienze.

Renato Mannheimer e Pasquale Pasquino