Fumata nera e trattative in corso dopo il primo voto per l’elezione del 13esimo presidente della Repubblica. Fumata nera annunciata anche per la giornata di martedì 25 gennaio quando alle 15 alla Camera i Grandi Elettori si ritroveranno per la seconda votazione. La situazione potrebbe sbloccarsi al quarto scrutinio quando anziché la maggioranza dei due terzi dell’assemblea, 673 voti, basterà la maggioranza assoluta, 505 preferenze.

Intanto vanno avanti i colloqui tra i partiti con il leader della Lega Matteo Salvini a ricoprire un ruolo chiave, almeno sulla carta. Con il segretario del Carroccio ci ha parlato anche l’attuale premier Mario Draghi uscito allo scoperto per la corsa al Quirinale. Un incontro di circa un’ora, consumato in tarda mattinata e reso noto dall’Ansa. L’ex presidente della Bce ha sentito, telefonicamente, anche il dem Enrico Letta e il pentastellato Giuseppe Conte. L’obiettivo è capire le reali intenzioni dei partiti sul ruolo che deve ricoprire l’attuale premier nella politica italiana. Ma scetticismo su un suo eventuale passaggio al Colle emerge sia in ambienti Lega (nonostante le parole di Bossi) che Movimento 5 Stelle oltre a Forza Italia dopo la fuoriuscita di Berlusconi.

“Per noi, per la Lega, Draghi a Palazzo Chigi è una risorsa preziosa per l’Italia” chiariscono da via Bellerio. La sintesi è presto detta: i partiti di maggioranza vogliono garanzie precise nell’eventualità di un post Draghi a palazzo Chigi. L’obiettivo è quello di non tornare alle urne e avere nuove garanzie sul prossimo Esecutivo, ministeri in primis (Salvini sogna la Lega al Viminale al posto della ‘nemica’ Lamorgese).

A fine giornata da più fronti arrivano riscontri positivi dopo gli incontri avvenuti. Letta dice che il vertice con Salvini è stato “un incontro molto positivo. Abbiamo aperto il dialogo, è positivo, ci rivediamo domani”. Clima “positivo” anche per Conte. E Renzi a smuovere le acque responsabilizzando il leader del Carroccio: “Salvini ha una grande possibilità che è quella di contribuire a eleggere un presidente della Repubblica che dura sette anni, non sette giorni. Questa discussione fra sette giorni non c’è più, ma il presidente della Repubblica rimane”. Poi rivendica: “Io non ho un candidato, il mio è stato Mattarella, ed è andata beneIl mio presidente del Consiglio, un anno fa, si chiamava Draghi, ed è andata bene. Stavolta non tocca a me decidere”.

Oltre a Draghi, gli altri nomi caldi sono quelli della presidente del Senato Elisabetta Casellati o Franco Frattini, ora presidente del Consiglio di Stato e figura che potrebbe raccogliere molti consensi nel Pd ma che, obiettano fonti di centrosinistra, è “la personalità più russofila si possa immaginare, non il nome più adatto, nei giorni della crisi russo-ucraina”. Altra ipotesi da non sottovalutare è quella di Pier Ferdinando Casini, il nome più gradito a Matteo Renzi, che potrebbe spuntare dalla quarta votazione.

Salvini fa poi sapere quello che aveva già detto 24 ore prima: “Sto lavorando perché nelle prossime ore il centrodestra unito offra non una ma diverse proposte di qualità, donne e uomini di alto profilo istituzionale e culturale, su cui contiamo ci sia una discussione priva di veti e pregiudizi, che gli italiani non meritano in un momento così delicato dal punto di vista economico e sociale”.

C’e’ chi tira in ballo la guida del Dis, Elisabetta Belloni, mentre Fratelli d’Italia oggi ha lanciato la candidatura dell’ex magistrato Carlo Nordio. In calo sarebbero anche le ipotesi di un Mattarella bis (Fdi è contrario) e di Amato. Per questo motivo c’è chi non esclude la ‘pista’ Casini. “Se alla quarta non c’è un’intesa il bivio sarà tra Draghi e Casini”, la tesi di chi vede, invece, i due favoriti nella corsa.

Di Maio (futuro premier) e Giorgetti sponsor di Draghi

Un’altra ipotesi, decisamente suggestiva e allo stesso tempo inquietante, vedrebbe Luigi Di Maio futuro premier in cambio del passaggio di Draghi al Colle. L’attuale ministro degli Esteri, in passato già vicepremier e ministro del Lavoro, a 35 anni potrebbe diventare il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Un record se se considera il profilo del ministro pentastellato che ha come unico merito, negli ultimi tempi, quello di non essersi esposto troppo, mantenendo addirittura un profilo più garantista rispetto allo smisurato giustizialismo grillino.

Dietro la candidatura di Draghi al Quirinale, starebbe lavorando proprio Di Maio per il Movimento Cinque Stelle e Giancarlo Giorgetti per la Lega. I due nella prima giornata di votazioni alla Camera erano i più attivi in Transatlantico. Di Maio premier scenario impossibile? Una fonte della segreteria Pd non chiude affatto. “Si può fare certo, ma bisogna accompagnarlo con l’elezione Di Draghi al Colle. Per ora non ci siamo ancora”.

Lo stesso Di Maio ammette di aver sentito Draghi con molta frequenza rispetto al capo politico del Movimento Giuseppe Conte. “L’ho sentito più volte: come potrei non farlo, con la crisi ucraina in corso?” precisa. Crisi che però nelle ultime è passata decisamente in secondo piano se si considera il ruolo svolto da Di Maio a Montecitorio dove il ministro degli Esteri è tra le ‘star’. Sono tanti – come sottolinea LaPresse – i grandi elettori che lo avvicinano, gli stringono la mano e colgono l’occasione per scambiarci due parole vis a vis. Non si tratta solo di esponenti M5S, che pure non lo mollano un attimo: ci sono anche deputati, senatori e presidenti di Regione, bipartisan. Poi all’uscita dalla Camera chiarisce ai cronisti presenti di non voler rilasciare alcuna dichiarazione.

Redazione