Super Mario deve battere un colpo. Nessuno pretende che sfoggi superpoteri. Però il mese di aprile deve essere quello in cui il “cambio di passo” diventa evidente e tangibile. Per tutti. Anche per le cosiddette “vedove di Conte”, un vero e proprio partito trasversale a tutta la vecchia maggioranza (esclusa Italia viva) che tutto sommato lavora nel backstage per poter dire: avete visto, si andava meglio quando si andava peggio. Al di là delle vedove di Conte, premier e governo hanno realizzato che il tempo della prova – la luna di miele in realtà non c’è mai stata – è finito. Ed è iniziato quello degli esami.

Le proteste che da martedì segnano tante città italiane al grido “libertà”, “fateci lavorare”, “i ristori non sostengono proprio nulla” hanno decretato che il tempo dell’incertezza è finito. E se è vero che Mario Draghi ha ripetuto, nelle sue seppur rare comunicazioni ufficiali, che «il post pandemia è più vicino di quel che sembra» e che è tempo di «progettare il futuro», aprile è il mese per dimostralo. Nei fatti e nei numeri. Nella lotta al virus e sul fronte della ripresa economica. Che in parte è già in atto (Fmi stima per l’Italia una crescita di Pil pari al 4,2 contro il 3% della stima precedente) ma su cui pesa tantissimo il crollo della filiera del turismo, cultura e grandi eventi da ottobre in un cul-de-sac tra lockdown, zone rosse e divieti agli spostamenti interregionali. E il milione di posti di lavoro perduti fotografati dall’Istat. Il ministro Brunetta ieri parlava del governo come di «un convoglio che sta partendo». Il riferimento è alle vaccinazioni («nella seconda metà di aprile sarà raggiunto il target di 500 mila al giorno»). E poiché tutto adesso dipende dalla soglia di immunizzazione, il convoglio è quello dell’Italia intera.

Aprile mese chiave, dunque. Per le vaccinazioni e per i dossier economici. Che poi erano e sono le due mission di questo governo. Il 14 aprile, il prossimo mercoledì, Draghi presenterà il Documento di economia e finanza dell’anno in corso, si tratta del testo programmatico che il governo ogni anno ad aprile propone al Parlamento per spiegare come intende pianificare le strategie economiche e finanziarie dell’anno in corso e dei due successivi. È la prima bozza della legge bilancio (che arriverà in ottobre). Da qui si capiranno le stime di crescita e le scelte di politica e pianificazione industriale. Qui Draghi misurerà la fiducia in se stesso e nella sue scelte.

Insieme al Def ci sarà un nuovo scostamento di bilancio (si parla di venti miliardi) da destinare questa volta solo alle categorie delle filiere turismo, spettacoli, palestre e piscine e cultura, bar e ristorazione che stanno manifestando in questi giorni in molte città italiane. Dopo il fallito assalto al Parlamento di martedì pomeriggio delle rete #ioapro, ieri circa duecento furgoni di ambulanti hanno percorso in silenzio le strade di Firenze città rossa. Un “funerale” laico. Allo studio anche il modo di azzerare i costi fissi delle varie attività, spese che possono spingere al fallimento attività che non lavorano da almeno cinque mesi. Il 26 e il 27 aprile, in zona Cesarini, sono previste in aula alla Camera e al Senato le Comunicazioni del Presidente Draghi sul Piano nazionale di resistenza e resilienza. Quello “vero”. Non quello “finto” perché parziale votato la scorsa settimana alla Camera. Quello era ancora il testo Conte che è stato ampiamente rivisto e corretto da Draghi. E che entro il 30 aprile il governo dovrà presentare a Bruxelles. Inutile dire che quel Piano, che vale circa 200 miliardi, è l’ultima occasione dell’Italia per fare le riforme e diventare una moderna ed efficace democrazia.

Ecco Draghi si gioca tutto in questi tre appuntamenti di aprile. Che a loro volta dipendono dal pilastro fondamentale, senza il quale tutto diventa quasi inutile: i vaccini. Basti dire che è stato stimato che far slittare dal terzo al quarto trimestre (da luglio-settembre ad ottobre-dicembre) il raggiungimento dell’immunità di gregge significa per l’Italia perdere 200 miliardi di Pil. In pratica il valore del Pnrr. Di tutto questo parlerà oggi il premier nella riunione (ore 17) con i presidenti di regione. Che prima (ore 14) vedranno il ministro Gelmini per la Conferenza Stato-regioni. All’ordine del giorno c’è l’illustrazione del Recovery plan italiano. Ma Draghi parlerà di vaccinazioni che non vanno come dovrebbero. E i governatori chiederanno di programmare le aperture. “In sicurezza” ma di farlo perché famiglie ed imprese non ne possono più di sentire un governo che parla sempre e solo di chiusure. E hanno bisogno di immaginare il futuro.

Come è successo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti dove Johnson e Biden hanno fissato sul calendario gli step delle varie aperture. I governatori della Lega si sono portati avanti col lavoro e regalano al governo un’ipotesi di riaperture graduali e in sicurezza a partire dal 19 aprile. È un documento pensato per riaprire, anche in arancione, ristoranti, piscine, palestre, musei, cinema, teatri, e quindi alberghi e il turismo. Il tutto si basa su ingressi contingentati e controlli rigorosi. Draghi terrà il punto sulla necessità che la precondizione di tutto questo sia che le due curve, del contagio e dei vaccini, si incontrino, la prima al ribasso e la seconda al rialzo. E chiederà conto ai governatori del fatto che ben 4 milioni di dosi erano ieri mattina nei frigoriferi anziché essere state iniettate.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.