Esattamente un anno fa, a Minneapolis, in Minnesota, un poliziotto americano per molti minuti immobilizzò un cittadino afroamericano, George Perry Floyd, 47 anni, e ne provocò la morte per soffocamento. L’America scese in piazza. Giorni e giorni di proteste, scontri, manifestazioni, giornali e Tv mobilitati, il mondo intero si indignò e fu scosso dalla vicenda. Dopo pochi mesi dall’episodio il poliziotto responsabile della morte di Floyd fu condannato per omicidio volontario.

In Italia qualche giorno fa si è impiccato un cittadino della Guinea, residente nel nostro paese da cinque anni, Moussa Balde, 23 anni. Si è impiccato perché lo avevano messo in una cella di isolamento, in un centro di detenzione, dopo che era stato aggredito selvaggiamente da tre cittadini italiani che lo avevano bastonato a sangue, con mazze di legno e un tubo di ferro. I tre cittadini italiani, accusati di aggressione, erano stati denunciati a piede libero. Moussa, accusato di subìta-aggressione, era stato imprigionato. Perché? Beh, i tre erano bianchi. Moussa nero. Fa la differenza.

In Italia la morte di Moussa – della quale certamente sono responsabili le autorità italiane esattamente come della morte di Floyd è responsabile la polizia americana – non ha suscitato nessun clamore. Qualche riga sui giornali. Poche righe su pochi giornali. Nessuna protesta. Politica silenziosissima. L’America – anche l’America di Trump, che in quei giorni era presidente – è un paese democratico e civile. L’Italia molto meno.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.