Il vaccino AstraZeneca continua a creare polemiche e qualche perplessità. In Italia il siero è stato destinato in particolar modo ai docenti in quanto il Ministero della salute ne ha autorizzato l’utilizzo nella fascia di età compresa tra i 18 e i 65 anni, ad eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili. Così gli insegnanti stanno denunciando che dopo la prima dose hanno febbre alta e malessere. C’è anche chi per paura degli effetti collaterali che si stanno manifestando sta pensando di rinunciare al vaccino. “Vaccino di serie B”, “pericoloso”, “poco efficace”, sono tante le storie metropolitane che si stanno diffondendo. In ogni caso le Asl segnalano che i sintomi come febbre e dolori durano in media dalle 24 alle 48 ore e sono affrontabili con comuni antinfiammatori. Ma la preoccupazione è tanta e per questo motivo occorre fare chiarezza. Il Riformista ha sottoposto a Gennaro Iaconis, dottorato in Virologia, ricercatore presso il Dipartimento di Medicina dell’Università di Cambridge, alcune delle domande che maggiormente preoccupano i vaccinandi.

Perché dopo la prima dose del vaccino AstraZeneca molti hanno la febbre?
Partiamo con il definire cos’è esattamente un vaccino. È un composto di natura biologica o sintetica in grado di fornire una immunità acquisita ad una specifica infezione. La parola acquisita è il fulcro. La vaccino-profilassi, che altro non è che l’insieme delle procedure della vaccinazione ed eventuali richiami, si propone di stimolare il sistema immunitario a sviluppare una memoria a lungo termine ad una specifica infezione. Ci sono diversi modi per creare questa memoria, con mezzi attivi o passivi. I primi si distinguono per il fatto che la stimolazione avviene tramite diretto contatto con il patogeno (virus, virus o microrganismo), il secondo tramite la somministrazione di sieri provenienti da un altro individuo umano (siero omologo) o animale (siero eterologo) che è già venuto in contatto con l’agente patogeno. Per capire perché si hanno gli effetti collaterali, possiamo paragonare la memoria del nostro sistema immunitario alla nostra memoria visiva. Immaginate vi venga fatta vedere una persona tramite un disegno, un ritratto, una foto o in carne ed ossa. Quale immagine vi resterà più impressa? quella di persona, ovvio. Il nostro sistema immunitario funziona così, tanto più l ‘immagine del patogeno che gli viene fornita sarà “simile alla realtà”, tanto più forte sarà il ricordo di essa. Quindi somministrare un patogeno (leggermente modificato, ma pur sempre un patogeno), offre lo stimolo migliore al nostro organismo. Tuttavia esso avrà effetti collaterali come febbre, dolore etc.

Perchè alcune persone hanno effetti collaterali ed altri no?
L’insieme del DNA di un organismo, il suo genoma, è “scritto” con lo stesso alfabeto di un altro individuo (ad essere precisi, di tutti gli organismi, uomini, animali, piante, batteri, virus). Tuttavia, mentre le “frasi” che formano questo libro sono uguali, le singole lettere all’interno delle parole possono variare. Quindi nel complesso la storia raccontata dal libro è la stessa, ma le parole varieranno. Ora, durante il corso di una infezione (ma anche di una vaccinazione o l ‘interazione con un corpo estraneo), l’organismo di un individuo reagirà in una maniera molto simile a quella di un altro, ma con qualche grado di variabilità, proprio perché siamo simili, ma non identici. Ne consegue che alcuni avranno risposte diverse da altri, e in alcuni casi queste risposte si manifesteranno come effetti collaterali. Al momento, e mi sento di dire anche nel prossimo futuro, non abbiamo i mezzi adatti per progettare vaccini specifici per individuo.

Quali possono essere i sintomi? Quanto durano?
Nel mio caso, dopo aver fatto il vaccino, il giorno successivo ho avvertito un leggero dolore nel punto dell’iniezione, il secondo un po’ di spossatezza. Poi nulla più. Altri colleghi non hanno lamentato sintomi. Quindi questi dipendono da come il nostro organismo risponde.

Cosa fare?
Credo che avere un atteggiamento moderatamente prudente vada più’ che bene.

Alcuni stanno rifiutando il vaccino AstraZeneca perché dicono che è di serie B. Lo è?
Non ci sono vaccini di serie A, B o C. Ci sono vaccini che funzionano ed altri no. Ma questo non dipende esclusivamente dal vaccino stesso, ma dalla popolazione suscettibile, cioè a chi viene somministrato. Prima abbiamo accennato al nostro genoma, di quanto esso sia simile ma non identico a tutti. Ci saranno variabilità all’interno di un certo gruppo di individui che renderanno il vaccino meno efficace. La variabilità di un gruppo non si associa necessariamente alle differenze geografiche.

Perché seconda dose dopo 3 mesi?
Prima accennavo alla memoria acquisita, specifica e a lungo termine. Il nostro sistema di difesa è bifasico. La prima fase è molto più versatile, inducibile e repentina. Ne paga però in specificità e durata d’azione. La funzione di questa prima risposta è quella di dare all’organismo il tempo di acquisire le informazioni sul patogeno, cercare nel suo schedario se già vi è venuto a contatto e quindi fornire una seconda difesa, più specifica. Quindi la funzione della prima dose è dare l’incipit iniziale, la seconda di richiamare la stessa e creare un file in quel famoso schedario. Per numerosi patogeni questo tempo di attesa è ben caratterizzato, ma per altri, come il Covid19, non si hanno ancora tutte queste informazioni. Basandosi su risposte immunitarie a virus appartenenti alla stessa famiglia ed in base a studi preliminare, 90 giorni sembra una scelta possibile. Ma non va trascurato anche il fattore logistico e socio-demografico.

Anche dopo la seconda dose ci possono essere gli effetti collaterali?
Gli effetti collaterali non sono altro che reazioni intrinseche del nostro organismo. Cioè esso sta cercando di abituarsi all’incontro con il nuovo organismo. Quindi in teoria, durante il secondo richiamo non ci dovrebbe essere la novità scatenante. Detto ciò, va considerato che non si sa con certezza quando gli effetti collaterali possono insorgere, quindi possono presentarsi anche successivamente, ma non siamo capaci di stabilire con certezza il fattore e il momento scatenante.

Il rapporto costi (effetti collaterali) e benefici ( immunità) fa ancora propendere per il vaccino?
Nonostante la possibilità nell’insorgenza di effetti collaterali più o meno sgradevoli, resta indubbia la validità del vaccino.

Perché gli altri vaccini non hanno gli stessi effetti collaterali di AstraZeneca ma sembrano averne di meno?
Come accennavo all’inizio, i vaccini sono composti chimici, di natura biologica o sintetica. La definizione di sintetico però va ben definita. Cioè non stiamo parlando di un composto di natura non organica, ma semplicemente che è stato “assemblato” in laboratorio. Ora mettiamo il caso che siamo stati capaci di individuare quella particolare porzione del patogeno (chiamata antigene) che scatena la nostra risposta immunitaria. Con le attuali tecniche biotecnologiche, siamo in grado di “assemblare ” questa piccola porzione, proprio come dei mattoncini di lego, e somministrarla per indurre una risposta immunologica. Il vantaggio sostanziale è che in questo caso non stiamo somministrando il patogeno ( in una forma meno virulenta o inattivata, ma pur sempre un patogeno), ma solo una parte di esso. Uno dei contro, è che la quantità di vaccino somministrata deve essere molto più alta. Ne conseguono quindi difficoltà logistiche. Ora vaccini di diversa natura e provenienti da aziende diverse, hanno formulazioni diverse. Anche nel caso in cui l’antigene sia lo stesso, il modo in cui viene assemblato, trasportato e somministrato sono diversi. La variabilità del vaccino unita alla variabilità del ricevente può quindi avere risvolti differenti.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.