Il 19 settembre del 2022, vale a dire lo stesso giorno dei funerali di Elisabetta II dopo l’incoronazione di re Carlo III di Inghilterra e a cento anni esatti dalla marcia su Roma, in Italia sarà il secondo ed ultimo giorno per le elezioni dei membri togati del Csm, vale a dire di quello che, almeno stando agli attuali equilibri di potere sostanziale,  rappresenta ancora il massimo organo decisionale del nostro Paese. Il caso ha voluto riunire in pochissimi giorni taluni eventi che, nel bene e nel male, sono e restano di eccezionale rilevanza e che, valutati nelle forme esteriori, dimostrano un’impressionante continuità di tutte le dinamiche sociali.

Dalle colonne di questo giornale ebbi a chiedermi le ragioni dell’apparente disinteresse degli  organi di informazione per le elezioni del Csm, non lo avessi mai scritto! Improvvisamente e per diverse settimane, mentre le reti televisive sono sempre rimaste  prudentemente taciturne, non si è scritto né letto di altro. In effetti queste sono le prime elezioni dell’era post Palamara ma in cui comunque Palamara ha continuato a farsi sentire a gran voce. Io non voglio dare giudizi sui contenuti e soprattutto sulle forme che purtroppo talvolta ha assunto questa competizione ma un tassello mi pare predominante, vale a dire l’ossessiva insistenza sul tema della difesa della cosiddetta autonomia della magistratura che poi sarebbe indipendenza della magistratura che, si badi bene, non sembra tanto nei confronti dell’ormai stecchito potere politico quanto dell’intera società. Mentre nelle elezioni politiche i candidati in un modo o nell’altro promettono agli elettori soldi o modi per farne, i candidati al Csm promettono quasi sempre la difesa della loro indipendenza ma questo che significa?

La magistratura, al di là dei suoi violentissimi e spesso devo dire, almeno spero, inspiegabili conflitti, perché se inspiegabili non fossero i conflitti pure ci sarebbe da chiedersi le loro effettive ragioni, ad una cosa non vuole rinunciare ed è al suo potere, che vuole e pretende che rimanga un fatto assolutamente interno e insindacabile e che almeno secondo me chiama indipendenza. Insomma, come ed anche prima dei funerali di Elisabetta II è succeduto sul trono Carlo III e come nello stesso giorno, come si sperava, San Gennaro ha sciolto il suo sangue, così anche nel Consiglio superiore della magistratura verrà garantita la continuità di prassi e poteri. Devo dire che io non ho nulla contro la magistratura e neppure contro nessuno dei candidati a queste elezioni, e non ho neppure nulla di personale contro la maggior parte della sue decisioni, fatta salva qualche prescrizione o qualche assoluzione di troppo ma meglio essere scontenti di questo che di qualche condanna sbagliata. Quello che a me pare si confonda e si voglia confondere sono due concetti assonanti ma del tutto diversi, ed infatti una cosa è l’indipendenza della magistratura e tutt’altra cosa è la sua prevalenza. E in questi decenni questo è ciò che abbiamo visto e che probabilmente rischiamo ancora di continuare a vedere.