• Il sistema di nomina dei candidati presidenti (diverso tra i due partiti) è regolato, in gran parte, dai singoli Stati. Si tratta in ogni caso di un’elezione indiretta: non si vota il candidato, ma i suoi rappresentanti alla Convention nazionale, che si tiene pochi mesi prima delle elezioni presidenziali (il numero dei delegati per ogni Stato è determinato dagli statuti dei partiti).

• Il sistema di regole è molto complesso. In alcuni Stati funzionano i caucus, assemblee di elettori che si riuniscono in luoghi pubblici per dibattere e schierarsi sui candidati. In altri Stati vige il classico sistema del voto. In generale, le primarie del Partito Democratico adottano un sistema di allocazione proporzionale.

• Il Super Tuesday è una tornata decisiva che si svolge il 3 marzo, nella quale votano 14 Stati più le Samoa americane (alle urne anche California e Texas, i due Stati più popolosi). I primi tre Stati in cui si è votato finora – Iowa, New Hampshire, Nevada – insieme al South Carolina, dove si vota il 29 febbraio, eleggono appena il 4% dei delegati alla Convention, mentre dal Super Tuesday emergerà il 34%. Entro metà marzo avrà già votato la metà degli Stati. Le primarie si concluderanno il 6 giugno nelle Isole Vergini.

• La Convention democratica del 2020 si svolge a Milwaukee, Wisconsin, dal 13 al 16 luglio, con un totale di 4.750 delegati (solo 2.551 partecipano a quella repubblicana ad agosto). Ci saranno anche 771 ‘superdelegati’ non eletti, personalità del partito che partecipano di diritto e si schierano come vogliono: aumentano l’influenza quando il risultato finale è in bilico.

• Si ha la brokered convention quando nessun singolo candidato raggiunge la maggioranza dei delegati (selezionati o ‘super’) per ottenere la nomination al primo scrutinio (durante il quale vige l’obbligo di fedeltà: tutti i delegati devono votare obbligatoriamente per il candidato che sono stati chiamati a rappresentare).
A partire dal secondo scrutinio ogni delegato è libero di votare per qualsiasi candidato.