Marcello Colafigli, 68 anni, ex esponente della Banda della Magliana e condannato all’ergastolo per tre omicidi è “troppo pericoloso” anche per la corte di Cassazione che ha deciso di lasciarlo in carcere. Nella sua storia sanguinaria aveva il soprannome di ‘Marcellone’ ma il grande pubblico l’ha conosciuto grazie alla fortunata serie Romanzo Criminale come ‘Er Bufalo’. Al 68enne era stata concessa la semilibertà e viveva a casa della sorella nella zona di Casal Palocco.

Il beneficio gli è stato revocato però nel febbraio scorso, dopo che in più occasioni gli agenti del Distretto Lido lo hanno trovato in compagnia di pregiudicati. Colafigli, ai tempi della Magliana braccio destro di Franco Giuseppucci, detto il Negro, poi passato nel gruppo di Maurizio Abbatino, finendo nel contrapporsi a quello dei testaccini di Enrico De Pedis, ha sostenuto di non poter stare in carcere per motivi di salute.

I domiciliari gli sono però stati negati prima dal Tribunale di Sorveglianza di Roma, a marzo 2021, e ora dalla Cassazione. I giudici non hanno negato che sia “affetto da varie patologie che necessitano di contatti con gli specialisti e le strutture ospedaliere”, ma hanno escluso “che le stesse comportino un’incompatibilità con il regime detentivo”, ritenuto necessario considerando pericoloso Colafigli. Vano anche il suo tentativo di battere sul rischio Covid.

Colafigli ha ispirato il personaggio del Bufalo di Romanzo Criminale che, a partire dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, ha portato l’epopea criminale della Magliana ad essere conosciuta dal grande pubblico grazie a un film e soprattutto a una serie tv di grande successo. Soprannominato Marcellone per la sua stazza e per la sua forza, sarà uno dei leader indiscussi della Banda, con Maurizio Abbatino e Giuseppucci a capo della fazione della Banda proveniente proprio dalla Magliana.

Colafigli è stato ritenuto responsabile di aver ucciso proprio a Ostia Sergio Carozzi, reo di aver denunciato un’estorsione. Poi è stato il protagonista della faida tra la Banda della Magliana e il gruppo criminale dei Proietti, responsabili dell’omicidio del leader Franco Giuseppucci partecipando all’agguato che portò alla morte di Maurizio Proietti. Proprio dopo l’agguato si aprirono per lui per la prima volta le porte del carcere, che riuscì a lasciare per un manicomio criminale e poi da qui ad evadere.

Inizia così l’ultima parte dell’avventura criminale di Colafigli, segnata dallo scontro tra le due anime della banda: da una parte il gruppo originario della Magliana che faceva capo proprio a Colafigli e Giuseppucci, dall’altra quella che faceva capo ai ‘Testaccini’ di Renatino De Pedis che aveva preso il sopravvento. De Pedis sarà infine assassinato il 2 febbraio del 1990 in via del Pellegrino nel cuore di Roma mandante dell’omicidio proprio Colafigli che verrà infine arrestato il 26 luglio dello stesso anno mentre viaggia in compagnia di un terrorista dei Nar anch’esso latitante.

Riccardo Annibali

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