Sono operatori socio sanitari, medici, infermieri, tecnici e ostetriche altamente formati e con anni di esperienza alle spalle ma sono precari. Lavorano negli ospedali in prima linea da sempre e affrontando i pericoli della pandemia senza risparmiarsi ma rischiano di trovarsi senza posto di lavoro da un momento all’altro. Per questo motivo hanno deciso di organizzare un sit in davanti ai cancelli dell’Ospedale Santobono di Napoli dove molti di loro lavorano e manifestare per chiedere contratti stabili. “Ci hanno assunti quando la sanità campana era in ginocchio, perché non ci hanno più stabilizzati? Eppure siamo quelli che hanno permesso che i Lea fossero garantiti e invece rimandano i rinnovi dei nostri contratti di continuo”, dice Massimo Sette, oss.

Si chiamano “somministrati” e sono operatori sanitari precari che lavorano per cooperative. “Lavoriamo da 10 anni con contratti rinnovati di mese in mese, il 30 aprile scadono, cosa faremo?”, si chiede Anna Di Giuseppe, oss del Santobono, precaria da 10 anni. Gli operatori sanitari dell’ospedale pediatrico hanno deciso di protestare giusto il 13 aprile, giorno in cui si svolge la seconda prova del concorso pubblico che finalmente li avrebbe stabilizzati. Invece ne sono stati esclusi per scarti minimi di punteggio “Credevamo che il concorso indetto ci avrebbe finalmente stabilizzati e invece non siamo stati ammessi – spiega Vincenzo Varriale, oss – Sono domande di cultura generale che non c’entrano niente con la nostra professione eppure ci hanno penalizzati. Noi vogliamo solo fare il nostro lavoro che svolgiamo da 10 anni con passione e dedizione”.

Ma il problema non riguarda solo gli operatori del Santobono, ma tutta la Campania. Formalmente sono dipendenti di cooperative, come quelli al servizio della Gesco, o di agenzie interinali, come i 34 dipendenti del Santobono assunti dalla Lavorint, cui il 30 aprile scade il contratto. Nei fatti lavorano per il pubblico, sono alle dipendenze fattive dei dirigenti medici del pubblico. “Li vediamo ogni giorno lavorare all’ASL Napoli 1, al Cardarelli, alla Vanvitelli, all’ASL di Caserta. Stessi abiti e mansioni dei dipendenti pubblici, ma contratti e datore di lavoro diversi”, spiegano i manifestanti.

“Il nostro governatore Vincenzo De Luca ci ha chiamati angeli e eroi e ora ci lascia a casa? Si prenda le sue responsabilità e ci dia delle risposte”, dice Teresa Iannuzzi. Gli operatori sanitari del Santobono hanno scritto una lettera al presidente De Luca invocando il suo aiuto: “Noi operatori socio sanitari somministrati siamo formati e specializzati sul campo, abbiamo garantito i famosi LEA per quasi 10anni! Negli anni scorsi c’era il blocco del turnover e la sanità campana era commissariata noi somministrati abbiamo dato un contributo importante. Non siamo usa e getta. La nostra formazione specializzata andrà persa nel nulla. Entreranno persone nuove senza nessuna esperienza, il Santobono è un ospedale pediatrico ci sono bambini con malattie complesse. Noi lavoratori somministrati siamo in prima linea a lottare e rischiare contro questa pandemia. Non siamo eroi, il rischio fa parte della notra professione. Non ci è concesso di mollare un solo istante. Proteggeremo i piccoli pazienti fino a quando il nemico sarà distrutto”.

E concludono: “Noi lavoratori somministrati abbiamo un nemico ben peggiore da sconfiggere questo nemico si chiama precariato chiediamo al presidente de Luca che abbiamo votato di aiutarci ad uscire da questa condizione di precarietà, rischiamo di perdere il lavoro e di non poter più portare avanti le nostre famiglie”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.