«I gruppi associativi a tutela dei praticanti avvocati, nella prospettiva di promuovere la formazione di un unico organismo rappresentativo nazionale, concordano nel chiedere unitariamente garanzie per la tempestività dello svolgimento delle prove dell’esame di abilitazione forense e per l’adeguata tutela del diritto alla salute dei candidati e delle loro famiglie, attraverso la disposizione, per la sessione dell’esame di abilitazione forense del 2020, di prove in forma orale per via telematica, analogamente a quanto previsto per le altre professioni ordinistiche». Inizia così la lettera indirizzata al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e che spiega il motivo della petizione lanciata dal Comitato per l’esame d’avvocato su change.org: una iniziativa che, in poco più di 72 ore, ha già raggiunto oltre 1.500 adesioni.

Dello stesso avviso anche Cosimo Ferri, ex magistrato ed esponente di Italia Viva, che in questi giorni ha presentato un’interrogazione al guardasigilli. Ferri chiede che, vista l’emergenza, si possa prevedere, in deroga, un esame solo orale (magari rafforzato) per chi ambisce a diventare avvocato. La richiesta dei praticanti ricalca quella di Ferri: equiparazione con le altre professioni e previsione di un esame orale per quest’anno. Secondo gli aspiranti avvocati, allo stato attuale, non sussistono le condizioni per svolgere l’esame di abilitazione forense, previsto per dicembre 2020, secondo le modalità ordinarie che contemplano lo svolgimento dell’esame in tre giorni consecutivi, nei quali migliaia di candidati si si ritroverebbero per otto e più ore nello stesso ambiente.

L’importanza dell’esame di abilitazione per i praticanti avvocati è immensa: rappresenta un passaggio fondamentale perché permette di iniziare a lavorare effettivamente e a guadagnare, visto che solo gli avvocati praticanti sono pagati in maniera più puntuale a Roma e Milano e non a Napoli. Per questa ragione, i praticanti hanno chiesto la sola prova orale che potrebbe svolgersi in presenza o, se le condizioni non lo dovessero permettere, in via telematica. L’obiettivo è garantire sia il diritto alla salute sia quello al lavoro.

L’incubo per i praticanti è quello di un rinvio. A quando? Nessuno sa quando si potrà nuovamente svolgere l’esame in presenza. Quindi il terrore è di perdere una sessione tra un rinvio e l’altro. Secondo i praticanti l’avvocatura è una libera professione, non un concorso. Ed è per questo che stanno chiedendo l’equiparazione a tutte le altre professioni (per cui competenti sono i ministri Bonafede e Catalfo). La loro richiesta, infatti, non è utopistica né unica nel panorama nazionale: il Ministero dell’Università e quello del lavoro, per tutte le altre professioni ordinistiche (commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri o architetti), hanno previsto per le sessioni 2020 solo la prova orale, eliminando eccezionalmente quella scritta: I praticanti avvocati, tra le altre cose, sono gli unici a disporre di una sola sessione l’anno, mentre gli altri aspiranti professionisti ne hanno almeno due, entrambe svolte o da svolgere in forma solo orale. Il timore dei giovani è legato anche al silenzio delle istituzioni che, a loro parere, non stanno prestando adeguata attenzione al problema e né comunicando con trasparenza le loro intenzioni in merito.