L’ex procuratore di Castrovillari (Cosenza) Eugenio Facciolla, accusato di falso e corruzione, è stato rinviato a giudizio davanti al tribunale di Salerno, competente per i procedimenti che riguardano magistrati del distretto di Catanzaro. Lo stesso provvedimento è stato preso dal gup di Salerno anche nei confronti del comandante della Stazione di Cava di Melis, il maresciallo Carmine Greco; di Alessandro Nota, carabiniere in servizio a Cava di Melis; del poliziotto di Cosenza Vito Tignanelli, gestore di fatto della società di intercettazione Stm; della moglie di quest’ultimo Marisa Aquino, titolare della Stm.

Facciolla, entrato in rotta di collisione con il collega Nicola Gratteri, si era ritrovato un anno fa indagato nell’ambito dell’inchiesta “Stige” e prontamente trasferito a fare il giudice civile a Potenza. L’accusa di corruzione nei suoi confronti riguarda l’uso, come vantaggio personale, di un’utenza telefonica e l’installazione di un sistema di videosorveglianza davanti alla propria abitazione in cambio dell’assegnazione dell’appalto delle intercettazioni alla Stm.

Per quanto riguarda il reato di falso materiale ed ideologico, l’ex procuratore è accusato di aver predisposto una annotazione di polizia giudiziaria concordata con il maresciallo Carmine Greco, con una condotta gravemente scorretta di interferenza tenuta nei confronti dei magistrati della Dda di Catanzaro titolari dell’indagine “Stige”.

Lo scorso novembre la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura aveva disposto, come richiesto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dalla Procura generale della Corte di Cassazione, il trasferimento a Potenza contestando a Facciolla la violazione dei doveri di imparzialità, correttezza e riserbo. Contro il provvedimento l’ex procuratore ha presentato ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, accolto per uno dei motivi contestati e che verrà rivalutato da una nuova commissione del Csm.