È invalida permanente al 40%, ha problemi fisici e psicologici e non può più fare la modella, il lavoro che svolgeva“. La ragazza aveva 18 anni il 10 ottobre 2020 quando, secondo l’accusa, è stata violentata dall’imprenditore Alberto Genovese a ‘Terrazzo Sentimento’, l’attico di lusso vicino al Duomo di Milano (ora in vendita). E a quasi due anni di distanza, sono queste le sue condizioni, secondo quanto descritto dal legale Luigi Liguori.

Genovese è a processo per questi abusi ma anche per quelli nei confronti di un’altra modella di 23anni, avvenuti nel luglio precedente in una villa a Ibiza: entrambe sarebbero state stordite  con un mix di ketamina e cocaina. Oggi la gup Chiara Valori ha ammesso la sua richiesta di essere processato con rito abbreviato (e sconto di pena), condizionato a una produzione documentale e all’esame di una psicologa consulente di parte. 

Le prossime udienze

Liguori, che rappresenta la vittima come parte civile, ha sottolineato inoltre che “sono state svolte attività di indagini complete e la mia assistita ora aspetta l’esito del processo“. L’avvocato ha ribadito che, dopo gli abusi subiti, la giovane è stata costretta a rinunciare ai lavori e anche ai contratti  “che non poteva più svolgere, date le sue condizioni”.

Il legale ha inoltre ricordato che i danni subiti dalla ragazza ammontano a un milione e mezzo di euro. Infatti l’ex imprenditore del web, nell’udienza precedente, aveva offerto 155mila euro di risarcimento alle vittime: 130mila euro alla prima e 25mila euro all’altra. Cifre che sono state rifiutate. Durante la prossima udienza, fissata per il 27 giugno, Genovese verrà interrogato mentre l’ex fidanzata Sara Borruso, coimputata per la violenza ai danni della 23enne a Ibiza, renderà dichiarazioni spontanee. Lo stesso giorno ci sarà anche la deposizione della psicologa. 

Sono quattro in tutto le udienze calendarizzate oggi dal gup Chiara Valori: il verdetto dovrebbe arrivare il 19 settembre. Il 7 luglio sarà la volta dell’aggiunto Letizia Mannella e dei pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini e dei legali di parte civile. Il 18 luglio interverranno i difensori, i legali Luigi Isolabella e Davide Ferrari.

“Ridotta la capacità di intendere e volere”

Una cronica intossicazione da stupefacenti e un deficit psicologico, con disturbi anche narcisistici, avrebbero influito sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, riducendola. Questo l’esito della consulenza depositata dalla difesa di Alberto Genovese, firmata dai professoriPietrini e Sartori.

Sul documento si legge infatti che la “capacità di intendere e di volere” dell’imputato era , al momento dei fatti, “quantomeno grandemente scemata”, anche perché “l’alterazione cognitiva dovuta all’abuso” di droghe gli ha “impedito” di “discernere pienamente i confini tra il consenso iniziale della ragazza“, la 18enne che subì i pesanti abusi a Terrazza Sentimento, e “il successivo venir meno del consenso” e non ha saputo “comprendere quando fosse il momento opportuno di fermarsi”.

In una relazione tecnica di ben 36 pagine i due esperti scrivono che il quadro clinico di Genovese “all’epoca dei fatti era caratterizzato da un disturbo cronico” per abuso di droghe, ma anche per la dipendenza da alcol, unito ad un “disturbo psicotico secondario all’uso di sostanze”, oltre ad un altro di personalità con tratti “istrionici, narcisistici e ossessivo compulsivi”. Un “circolo vizioso” quindi, che ha portato ad uno “scompenso dell’equilibrio psichico” dell’imprenditore. Gli effetti hanno riguardato anche la “sua attività lavorativa”, scrivono ancora i consulenti dato che,  dopo il 2016, “si è ridotta fino a sostanzialmente azzerarsi”. Tra l’altro, i due professori segnalano pure che l’uso definito “abnorme” di sostanze gli avrebbe causato “l’insorgenza di una atrofia cerebrale”.  Uno scadimento cognitivo, tanto che i suoi livelli che erano superiori “alla media”, adesso rientrano nel “range di normalità”.

L’ex fondatore di startup digitali- ex presidente e ceo di Facile.it, tanto per citarne una- si trova ormai da mesi in una comunità di recupero ai domiciliari dove si sta disintossicando. Secondo quanto dichiarato dai consulenti, risulta essere una persona prudente, nonché ‘priva di pericolosità sociale’. Anzi, ha adesso una “volontà di riscatto sociale”. Vorrebbe infatti occupare il suo tempo al “placement lavorativo dei pazienti ex-tossicodipendenti”.