Potrebbe evitare ai contagiati di entrare nella fase più grave della malattia. E quindi potrebbe essere in grado di agire evitando il ricorso alla rianimazone. Gli ematologi dell’Usl Toscana Nord Ovest a partire dal 24 marzo hanno sperimentato su otto pazienti contagiati dal coronavirus il Ruxolitinib. E hanno riscontrato dei miglioramenti sensibili nel giro di poche ore. La sperimentazione è stata condotta su contagiati ricoverati presso l’Ospedale di Livorno e potrebbe rappresentare una nuova strategia farmacologica per il contrasto al Covid-19. Una speranza contro il virus.

Ma cos’è il Ruxolitinib? Si tratta di un farmaco che agisce contro il rigetto dopo il trapianto di midollo. E all’Ospedale di Livorno lo hanno adottato per agire sul sistema immunitario dei contagiati. L’infiammazione polmonare acuta provocata dalla reazione del sistema immunitario contro il virus toglie il respiro ai malati. I quali per guarire da questa grave forma di polmonite interstiziale atipica devono ricorrere all’intubazione e alla ventilazione artificiale in terapia intensiva.

Coordinatore del progetto di sperimentazione all’Ospedale di Livorno è Enrico Capochiani, direttore di Ematologia Toscana Nord Ovest, che a Il Telegrafo ha dichiarato: “Dal 24 marzo stiamo trattando qui a Livorno, per la prima volta in Italia, 8 pazienti covid giovani e meno giovani, il cui quadro clinico in rapida evoluzione li stava portando al trasferimento in terapia intensiva. Ebbene grazie alla somministrazione del Ruxolitinib le loro condizioni si sono evolute in modo incoraggiante al punto di scongiurare il ricovero in terapia intensiva con la respirazione assistita”. Sempre Capochiani ha raccontato di come l’adozione di questa cura abbia portato a risultati incoraggianti. “È veloce – ha detto a Rainews – abbiamo visto benefici addirittura nelle prime 12 ore. Già alla seconda compressa lo stato clinico del paziente andava rapidamente migliorando sia come parametri respiratori che come febbre”.

Il Ruxolitinib si assume per via orale. L’intenzione è dunque quella di estenderne l’uso anche in altre aziende sanitarie della Usl Toscana Nord Ovest, in particolare in quelle con la situazione più critica, come Massa. In questo senso offerte di collaborazione sono arrivare dall’Università di Siena e dalla Regione Marche. Tali collaborazioni potrebbero tornare utili anche per chiarire più a fondo quanto questa strategia è effettivamente  efficace. I risultati dell’uso del Ruxolitinib sono stati comunicati all’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, che dovrebbe far partire una sperimentazione condivisa.

L’aspetto più positivo della questione è che questo farmaco anti-rigetto può diventare anche un farmaco anti-rianimazione. Un dettaglio rilevante che potrebbe migliorare non solo la salute dei contagiati ma anche la situazione degli ospedali, i cui reparti dedicati al Covid-19 sono allo stremo.

Il Ruxolitinib agisce nella fase precedente al Tocilizumab, il farmaco anti-artrite sperimentato all’Ospedale Cotugno di Napoli che viene utilizzato negli ospedali di tutta Italia sui malati in gravi condizioni, già intubati. Il farmaco contro il rigetto è prodotto dalla Novartis, che si è detta già disponibile a fornirne ai pazienti che dovessero averne bisogno.