“Noi non vogliamo nulla dallo Stato vogliamo solo il nostro lavoro”. I parrucchieri napoletani protestano sotto il palazzo della Regione Campania, a via Santa Lucia a Napoli. E mostrano il loro disappunto per le politiche messe in atto per la cosiddetta Fase 2 di riapertura, dopo il lockdown per l’emergenza Covid-19, attraverso un gesto simbolico. Riuniti, chiusi in un cerchio, hanno depositato le chiavi dei saloni in una cassetta posta al centro. A riportare le immagini il leader della Federazione Nazionale Lavoratori Giuseppe Alviti, che ha postato il video della manifestazione di protesta su Facebook.

Oggetto delle rimostranze dei barbieri la data del primo giugno, indicata dal governo per la riapertura delle attività. E gli irregolari: barbieri e parrucchieri che continuano illegalmente a esercitare recandosi presso il domicilio dei clienti, spesso senza norme di sicurezza. “La categoria è in ginocchio – ha dichiarato il coiffeur Marco Esposito – e molti fanno concorrenza sleale andando illegalmente a casa delle clienti. Ho anticipato gli stipendi ai miei dipendenti perché non abbiamo visto un euro né dall’Inps né dalla Regione. Ecco perché oggi a centinaia siamo a Palazzo Santa Lucia, per sensibilizzare le istituzioni butteremo via le chiavi dei nostri negozi”.

La Regione Campania ha già dettato le precauzioni e i dispositivi di sicurezza da adottare quando i saloni potranno riaprire: misurazione della temperatura, cambio della divisa a ogni turno, occhiali e visiera sempre indossati, mascherine anche per i clienti, gestione dell’attività su appuntamenti. E una costante e continua igienizzazione dei servizi e l’utilizzo massiccio di materiali monouso. Molti di loro rivendicano l’uso già ampio di tali materiali. Le regole, hanno dichiarato, verrebbero osservate, sia per l’interesse dei clienti che degli stessi titolari, qualora le attività dovessero riprendere. “I coiffeur – scrive Alviti su Fb – messi in ginocchio dalla pandemia, si erano già organizzati con un ricorso al Tar: o apro subito o chiudo per sempre”. E aggiunge: “Le istituzioni sono indifferenti, nessuno controlla, nessuno sanziona e tantomeno è aiutato chi rispetta la legge”.

La categoria è una delle più colpite dalla crisi. La settimana scorsa un gruppo di parrucchieri aveva messo in atto un’altra manifestazione a Piazza Borsa. A Padova i titolari di un salone si erano incatenati per protesta.