La notizia è semplicemente clamorosa. Le nomine dei vertici degli uffici giudiziari non sarebbero influenzate, come si è sempre pensato, dalle correnti delle magistratura che lottizzano ogni incarico in base ai rapporti di forza fra i gruppi. Un ruolo di primo piano nel condizionamento delle scelte del Consiglio superiore della magistratura lo avrebbero, è la novità di queste ultime settimane, persone che Palazzo dei Marescialli lo hanno visto, se va bene, solo dal marciapiede.

Le recenti indagini delle Procure di Perugia e Potenza sull’avvocato Piero Amara, ex legale esterno dell’Eni, plurindagato ed arrestato, puntano ad avvalorare la tesi, alquanto originale, che le nomine dei magistrati possano essere condizionate dal primo che passa.

A Perugia, infatti, si è molto valorizzato il ruolo di Fabrizio Centofanti, ex titolare di una società che organizzava convegni giuridici ed ex grande amico di Luca Palamara. Per i pm del capoluogo umbro, l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati in cambio di pranzi e cene pagate da Centofanti, gli avrebbe consentito di «partecipare ad incontri pubblici e riservati cui presenziavano magistrati e consiglieri del Csm nei quali si pianificavano nomine». In particolare, si legge nelle imputazioni, «per la disponibilità di Palamara di accogliere richieste del Centofanti finalizzate ad influenzare nomine del Csm e decisioni della sezione disciplinare».

Nel capoluogo lucano, invece, il ruolo di play maker delle nomine togate spetterebbe ad un poliziotto di nome Filippo Paradiso, definito la “longa manus” di Amara. Paradiso è stato arrestato lo scorso giugno nell’ambito dell’indagine che ha coinvolto, oltre ad Amara, anche l’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo. Dopo un paio di mesi trascorsi nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, Paradiso è stato messo ai domiciliari dove si trova tutt’ora.

La storia di Paradiso merita di essere raccontata. Arruolatosi nel 1985, nel 2004 rimane vittima di un errore giudiziario e trascorre circa due anni in custodia cautelare. Assolto perché “il fatto non sussiste”, gli viene riconosciuto un risarcimento di 270mila euro per ingiusta detenzione. Dopo quella esperienza nefasta decide di non indossare mai più la divisa venendo distaccato presso vari Ministeri.

Ne gira tanti: da quello per le Politiche comunitarie a quello dei Rapporti con il Parlamento, da quello dell’Agricoltura a quello dell’Interno. Nel frattempo viene promosso sovrintendente.
Al Ministero dell’interno lavora nella segreteria particolare dell’allora ministro Matteo Salvini e poi del sottosegretario Carlo Sibilia.

Per tre mesi, dall’ottobre del 2018 al gennaio del 2019, presta servizio presso la segreteria della presidente del Senato Maria Alberti Casellati, con il compito di organizzare dei convegni. La presidente Casellati lo sostituirà con l’ex togato del Csm Claudio Maria Galoppi. Paradiso conosce Amara quando Saverio Romano era ministro dell’Agricoltura.

Secondo i magistrati lucani Paradiso era molto vicino a Capristo «non solo dal punto di vista amicale, poiché egli era anche un punto di riferimento di Capristo nello sviluppo del suo circuito relazionale in ambienti anche istituzionali e della sua carriera». E in questo rapporto che «fa ingresso l’avvocato Piero Amara, il cui collegamento con Capristo è determinato proprio da Paradiso». Paradiso, dunque, viene considerato «alter ego e uomo di Piero Amara», il cui interesse era quello di influenzare le nomine dei magistrati.

I magistrati di Potenza, come riscontro di queste intermediazioni, hanno trovato qualche biglietto aereo ed alcuni pranzi pagati da Amara a Paradiso. Nella lunga ordinanza di custodia cautelare, però, non vengono mai indicati i soggetti che concretamente lo avrebbero favorito nei suoi piani, né tantomeno provato come lo avrebbero fatto. I pm battono molto sulle disponibilità economiche di Paradiso, soprattutto una polizza assicurativa che sarebbe incompatibile con i suoi emolumenti.

Il poliziotto, però, ha prodotto una relazione a firma del professore Francesco Di Ciommo, ordinario di Diritto Privato alla Luiss, in cui si afferma che i redditi percepiti sono perfettamente compatibili con le entrate della famiglia Paradiso. A “difendere” il poliziotto è sceso in campo anche Amara, raccontando in uno dei suoi tanti interrogatori che non aveva bisogno di lui «per arrivare a certi livelli della magistratura italiana».

Perché allora Paradiso è ancora detenuto? Le indagini sono condotte dal procuratore di Potenza Francesco Curcio. Il magistrato era balzato alle cronache quando a Napoli, da sostituto, insieme ad Henry John Woodcock aveva condotto l’inchiesta sulla loggia P4. Inchiesta che nel corso del giudizio in Tribunale si era poi dissolta come neve al sole.