La fase 2 per l’economia campana comincia con numeri bassissimi, tanto che più che a una falsa partenza sembra di assistere a una paralisi con conseguenze che rischiano di essere irreversibili per circa il 20% delle imprese che potrebbero non riaprire più, schiacciate dal peso economico di questa crisi, dagli effetti del lockdown e dagli esosi canoni per il fitto dei locali che non ci si potrà più permettere di pagare. La stima è di Confesercenti che annovera 550mila imprese sul territorio regionale.

Bastano pochi calcoli matematici per avere le proporzioni del problema. Quello di ieri doveva essere il giorno della rinascita per le aziende del settore del food, bar, pasticcerie e pizzerie che garantiscono cibo da asporto e consegne a domicilio e invece ha mostrato uno scenario desolante. Il delivery non riparte alla grande come qualcuno aveva immaginato. L’impatto economico delle restrizioni che ci sono state e di quelle ancora in vigore non consente alle imprese campane di rimettersi in moto. Perché, come si dice da queste parti, la spesa non vale l’impresa. E se qualcuno, sulla spinta di una vocazione familiare della propria attività e della possibilità di contenere i costi della forza lavoro basandosi sul fai-da-te, ha riaperto, in tanti, facendo due conti, hanno dovuto tenere le saracinesche ancora abbassate e il personale ancora a casa. Per quanto? Non si sa.

“È un dramma”, dice senza giri di parole il presidente interprovinciale di Confesercenti, Vincenzo Schiavo. Cita l’esempio di tanti baristi che ieri mattina hanno provato ad alzare le saracinesche per descrivere una ripresa che ancora non c’è: “Li ho sentiti a fine mattinata, in cassa non era entrato un euro – racconta Schiavo – È una ripartenza a motore spento che fa ricadere sugli imprenditori un ulteriore peso”. Sì, perché la fase 2 ha dei costi per chi decide di rimettersi in attività: una piccola impresa con titolare e un dipendente arriva a spendere al mese tra 300 e 400 euro per sanificare e stare in regola con i nuovi protocolli di sicurezza, una spesa che raddoppia nel caso di imprese con tre dipendenti e si moltiplica man mano che crescono le dimensioni delle aziende e di conseguenza gli spazi al metro quadrato e il numero del personale impiegato (fino a 1500 o 3mila euro al mese). Costi che non si possono recuperare se non ci sono incassi.

Basti pensare che già il solo distanziamento sociale comporta, per le attività commerciali, una riduzione del fatturato del 70%. “Si sta facendo leva sulla passionalità degli imprenditori, ma così non si aiuta l’economia – precisa il presidente di Confesercenti – anzi si rischia di spingere gli imprenditori verso altri nuovi debiti. C’è bisogno piuttosto di interventi concreti da parte dello Stato”, aggiunge puntando l’attenzione su possibili soluzioni: sospensione delle tasse, fitti finanziati al 60% dallo Stato, finanziamenti a fondo perduto, meno confusione negli interventi governativi e più misure di sostegno per famiglie e lavoratori così da incoraggiare nuovamente la domanda di beni e servizi. “Aprire le attività senza che ci sia la domanda – osserva Schiavo – finirà solo per peggiorare il tessuto economico imprenditoriale della regione”.

Il bilancio, quindi, per ora è negativo: ieri ha riaperto appena il 5% delle bar, pasticcerie e gelaterie associate a Confesercenti e il 25 % tra pizzerie e pub. Numeri molto bassi se si considera che Confesercenti Campania conta circa 11mila imprese nel solo settore del food e dedite al delivery, anche se molte non in via esclusiva. E le previsioni per l’immediato futuro non sono migliori. Dal 4 maggio, data che per molti dovrebbe segnare una svolta, si prevede un aumento delle attività pronte alla riapertura che arriva appena all’8% per bar e pasticcerie e al 30% per pizzerie e pub, con una maggioranza di attività che avevano una vocazione delivery già prima dell’emergenza Covid-19 e che riescono a ridurre i costi grazie alla dimensione familiare. Confesercenti sta dialogando con le istituzioni per sollecitare aiuti e interventi e una prima risposta potrebbe arrivare già mercoledì. Si vedrà.