Al lavoro per battaglie concrete
Forza Italia torni al centro dell’agenda riformista
Forza Italia al 6,7%. Il termometro segna un po’ di febbre: per la prima volta dalla sua nascita, il partito di Silvio Berlusconi scende sotto il 7%. Intanto, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è davanti agli azzurri. Un movimento dai tratti discutibili e incerti, nato da pochi mesi, supera nelle intenzioni di voto un soggetto che ha incarnato l’identità stessa del moderno centrodestra con trent’anni di storia, ministri, presidenti di Regione e migliaia di amministratori. Bisogna rimboccarsi le maniche. È con questo viatico che Forza Italia arriva ad «Azzurra è Libertà», la manifestazione di Montesilvano. Giovani, militanti e amministratori continuano a crederci. Ma la riuscita dell’iniziativa rende evidente anche la necessità di una nuova fase politica. La comunità azzurra esiste, è viva e ritrova la sua unità, mai quanto oggi necessaria, intorno ad Antonio Tajani. Il segretario ha avuto il merito di evitare la dissoluzione del partito dopo la morte del fondatore e di garantirne la permanenza nel governo e nel Partito popolare europeo. Forza Italia ritrova oggi la sua unità dopo aver visto celebrarsi numerosi congressi regionali, occasioni di confronto oggi merce rara nella politica asfittica dello scenario politico per rilanciare il progetto liberale, popolare e riformatore.
Il partito che deve rilanciarsi non può essere liberale senza puntare i fari su nuove battaglie liberali. Ed ecco che da Montesilvano – dove ci sono tutti, da Fulvio Martusciello a Roberto Occhiuto, da Enrico Costa a Stefania Craxi, arriva un segnale concreto. Pietro Vignali, capogruppo e segretario regionale in Emilia-Romagna, propone un Reddito di merito sul modello già sperimentato in alcune realtà regionali: 15 milioni di euro e contributi da 500 a 1.000 euro mensili per gli universitari più capaci, indipendentemente dal reddito. Una misura aggiuntiva alle borse di studio, pensata per premiare il talento e contrastare la fuga dei giovani. È una proposta che può diventare una vera battaglia identitaria per Forza Italia. Il merito, infatti, non è soltanto una voce di bilancio o una misura di sostegno agli studenti. È una scelta politica: investire sulle capacità, premiare l’impegno, favorire la mobilità sociale e restituire ai giovani la fiducia nel futuro. Vignali rilancia così un’idea di partito capace di trasformare i valori liberali in provvedimenti concreti. Meno liturgie, più proposte; meno apparato, più capacità di governo. È su questo terreno che Forza Italia può ritrovare una funzione politica riconoscibile e una nuova capacità di attrazione.
Una grande organizzazione nazionale rischia di essere ridotta a un partito governato attraverso congressi dall’esito scritto, cene romane, nomine e candidature promesse. Il pericolo non è chi domanda di cambiare, ma chi lascia tutto com’è mentre il partito perde consenso. La nuova Forza Italia, a partire da un’agenda nuova, di misure concrete, può già cominciare a nascere. Giorgio Mulè denuncia l’immobilismo e incarna una linea combattiva e garantista. Le proposte di Vignali riportano al centro il merito, la formazione e le opportunità per i giovani. Sono sensibilità diverse, ma potenzialmente complementari: una più politica e garantista, l’altra più concreta e orientata alle politiche pubbliche. Il futuro del partito non può però certo ridursi al confronto interno: servirà il dialogo con tutto il centro. Con il mondo liberale e riformista, inclusi Carlo Calenda e Luigi Marattin. Non per fare un’operazione nazionale effimera ma per tornare a mettere il centro al centro della politica. Con una forza nazionale, liberale, popolare, garantista. La comunità azzurra è viva e Forza Italia ritrova la sua unità, mai quanto oggi necessaria, intorno ad Antonio Tajani. Ora occorre lavorare per fare di questa unità in una linea politica riconoscibile, in battaglie concrete e in un progetto capace di parlare al Paese.
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