Politica
Marina Berlusconi sprona Tajani: è arrivato momento di passare il testimone
C’è un limite oltre il quale gli indizi diventano prove. E se si osservano con attenzione gli ultimi mesi di Forza Italia, la sensazione è che Marina Berlusconi stia cercando in tutti i modi possibili di far comprendere ad Antonio Tajani una realtà politica ormai evidente: è arrivato il momento di aprire una nuova fase.
Marina parla con i fatti
L’ultimo segnale è arrivato proprio in questi giorni. Commentando i recenti passaggi parlamentari verso il movimento di Roberto Vannacci, Marina Berlusconi ha attribuito quelle fuoriuscite a errori compiuti in passato nella selezione della classe dirigente e dei candidati. Una frase apparentemente semplice, ma politicamente pesantissima. Perché è vero che il riferimento immediato riguardava chi negli anni ha guidato i gruppi parlamentari, ma è altrettanto vero che nessuno può pensare che determinate scelte siano state compiute senza una responsabilità politica più ampia. Quando un partito perde dirigenti, amministratori e parlamentari, il problema non può mai essere soltanto di chi stava uno o due gradini sotto. Eppure il punto non è nemmeno questo. Marina Berlusconi non sta parlando soltanto attraverso le dichiarazioni. Sta parlando attraverso i fatti.
I cambiamenti anche nella comunicazione
Prima il cambio dei capigruppo parlamentari. Poi la richiesta di un rilancio autenticamente liberale del partito. Poi il crescente protagonismo di figure considerate più vicine alla visione della famiglia Berlusconi che a quella dell’attuale gruppo dirigente. Perfino sul fronte della comunicazione si sono registrati cambiamenti significativi. La sensazione diffusa è che il processo di ridefinizione degli equilibri interni sia già iniziato da tempo e che il vero centro decisionale del partito non coincida più necessariamente con la segreteria nazionale. Anche i nuovi capigruppo parlamentari sembrano interpretare una linea politica che guarda anzitutto a Casa Berlusconi e al futuro del movimento, più che agli equilibri tradizionali costruiti negli anni attorno alla leadership di Tajani. E allora viene spontanea una domanda. Perché resistere? Perché restare alla guida del partito in una fase nella quale ogni segnale sembra indicare la necessità di un passaggio di testimone? È una domanda legittima soprattutto perché, paradossalmente, oggi Tajani avrebbe tutto l’interesse politico a fare un passo indietro.
Marina Berlusconi sprona Tajani: è arrivato momento di passare il testimone
Se davvero ambisce, come da anni si racconta negli ambienti romani, a una grande carica istituzionale nella prossima legislatura, lasciare oggi la segreteria sarebbe probabilmente la scelta più intelligente. Potrebbe rivendicare di aver guidato Forza Italia nel momento più difficile della sua storia, dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. Potrebbe presentarsi come l’uomo che ha garantito la continuità e la stabilità del partito durante la transizione. Potrebbe consegnare il testimone a una nuova generazione dirigente uscendo con l’onore delle armi. Invece il rischio è esattamente l’opposto. Più passa il tempo, più cresce la percezione di un partito che fatica a ritrovare slancio. Le amministrative hanno mostrato risultati tutt’altro che esaltanti in molti territori. I passaggi verso Vannacci continuano. L’elettorato moderato appare sempre più disorientato. E soprattutto si rafforza una sensazione: che Forza Italia stia già preparando il dopo-Tajani, mentre Tajani continua a comportarsi come se il problema non esistesse. Esiste una differenza sostanziale tra guidare una transizione e impedire il cambiamento. E il rischio, per Antonio Tajani, è che tentando di conservare tutto finisca per perdere anche ciò che avrebbe potuto legittimamente conquistare.
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