Franco Battiato compie 76 anni. E a festeggiare il compleanno di una delle icone della musica, della canzone, della sperimentazione italiana sono migliaia di persone, appassionati o semplici ascoltatori, che stanno facendo gli auguri al Maestro siciliano sui social network, scrivendo articoli e postando le canzoni. Al Festival di Sanremo andato in scena a inizio marzo, il cameo nella cover di Povera Patria portata sul teatro dell’Ariston da Colapesce e Dimartino, con la voce dello stesso Battiato. “Se avremo ancora un po’ da vivere, la primavera intanto tarda ad arrivare”, scandiva la voce del genio nella sua canzone più politica. Battiato si è ritirato da anni dalle scene. Vige uno stretto riservo sulle sue condizioni di salute.

A farlo diventare grande, uno degli autori e degli interpreti più amati e iconici per più generazioni di ascoltatori, la sua vena intellettuale, la curiosità, la fame di scoperta costantemente esercitata e alimentata. All’inizio le scorribande elettroniche, progressive, un’altra dimensione rispetto a quella già affrontata e più diffusa dei cantautori, più o meno impegnati, negli anni ’70. La prima apparizione televisiva a Diamoci del tu, condotto dall’amico Giorgio Gaber e Caterina Caselli. La rivelazione al grande pubblico nel 1979 con L’era del cinghiale bianco: una manciata di tracce entreranno in ogni Best of.

Una canzone nuova, un pop orecchiabile e al tempo stesso ricercato nelle soluzioni e nella produzione. New Wave, cantautorato, elettronica, pop al tempo stesso. L’anno dopo il bis con Patriots. L’esplosione con La voce del padrone: primo Lp a superare il milione di copie vendute in Italia. L’album non ha passaggi a vuoto: è già da solo una specie di Greatest Hits. E quindi decenni di successi e altri album memorabili. Battiato si è costruito un micro-cosmo ricchissimo e atipico, diverso da quello di qualsiasi altro autore, con riflessioni sulla religiosità, la filosofia, e quindi la provocazione e l’ironia, la politica, il mondo dell’antichità e le nuove tecnologie.

È stato assessore della Regione Sicilia, senza retribuzione, dal novembre 2013 al marzo 2014. Si è espresso anche nel cinema, nel teatro, nella pittura, nell’opera. È stato precursore dell’elettronica, cultore della musica classica e sinfonica. Senza limiti. Ha collaborato con artisti di caratura internazionale. Ha sempre preferito Milo, alle pendici dell’Etna, alla vita mondana. Il ritiro dalle scene nell’ottobre 2019, annunciato dal manager Francesco Cattini, in occasione della promozione dell’ultimo album, Torneremo ancora, come la title-track inedita. “Non c’è più nulla nei cassetti. Direi che questo è l’ultimo album di Franco Battiato”, disse Cattini.

Da allora si sa praticamente nulla sulle sue condizioni di salute. La pagina Facebook dell’artista è aggiornata a dicembre 2020. L’ultimo post avvisa la disponibilità, on demand, del concerto al teatro greco di Segesta del 29 luglio 2004. Il post precedente, dell’ottobre 2019, sempre per l’album Torneremo ancora. Un silenzio stretto vige da anni sulle condizioni di salute del genio siciliano. In un’intervista a Fanpage che la famiglia si è affrettata a smentire seccamente, il cantautore Roberto Ferri diceva che “l’etichetta e il manager Franz Cattini hanno voluto tirare fuori qualcosa per tenere vivo quello che, purtroppo, è già morto”. Una trovata commerciale insomma, con Battiato in gravi condizioni già da tempo, da un anno, sosteneva Ferri, “purtroppo non riesce a capire quello che gli si dice”.

Il fratello dell’artista, Michele Battiato allora ha replicato, dicendo che Ferri “avrà visto Franco una volta e mezza di persona”, e quindi: “Certo, ho sentito cose che potrei definire stratosferiche, altre completamente inventate. Cioè di chi si è spacciato per amico di mio fratello e invece non è assolutamente mai stato. Sono dei disperati entrati in casa grazie ad amicizie comuni e che adesso mettono in scena la tipica parte che gli compete in ogni melodramma che si rispetti. Quel che mi sento dire è solo che stiamo assistendo mio fratello come merita – ha aggiunto Michele Battiato – Dalla gente ho letto dichiarazioni sui giornali molto giuste ed equilibrate. Li voglio rassicurare, perché mio fratello riceve continuamente gli amici più intimi, viene curato al meglio e sta superando un momento di difficoltà, anche serenamente. Non abbiamo nessuna preoccupazione di qualsiasi sorta”.

Massimo riserbo, da parte della famiglia e dell’entourage, conservato in tutti questi anni. Un’osservazione più significativa rispetto al gossip la dava Mario Sgalambro, filosofo e scrittore che con Battiato ha collaborato per anni, scomparso nel 2014, in una premessa al libretto d’Opera di Battiato, Il Cavaliere dell’intelletto, scriveva che la volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere; la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.