La riforma della legge 157
Fucili, visori notturni e nostalgia: l’eterna vocazione venatoria
Ho trascorso parte della mia vita a sottoscrivere e a votare referendum contro la caccia, anche se in coscienza sono convinto che per essere coerenti fino in fondo nel condurre questa battaglia bisognerebbe essere vegetariani. Non ho la necessaria competenza per valutare il disegno di legge approvato dal Senato e trasmesso alla Camera per il voto definitivo, che non mancherà. Del resto, la vocazione venatoria è trasversale. En passant ho notato che anche l’Arci Caccia – a parte qualche critica – non è contraria alla legge. Se fossi parlamentare seguirei l’esempio di Michela Vittoria Brambilla, che non ha votato il testo base e che per questo motivo ha denunciato una vera e propria aggressione sui social. Nel mio piccolo ho avuto anch’io dei problemi con i cacciatori e le loro associazioni. Quando ero un dirigente sindacale, presi una posizione pubblica in un referendum sulla caccia. Mi capitò che alcuni iscritti al mio sindacato (evidentemente cacciatori) stracciarono pubblicamente la tessera.
Ma la vicenda più singolare mi capitò a Brescia, dove fui invitato a presiedere una riunione del direttivo della federazione di categoria di cui ero segretario generale. Come spesso capitava, il dibattito si esaurì in un’unica sessione che si concluse nelle prime ore del pomeriggio. Ci recammo tutti a pranzo in collina. Durante il viaggio, il segretario di Brescia mi dichiarò la sua incrollabile fede venatoria che lo induceva a prendere le ferie all’apertura della stagione della caccia. Compresi allora di essere stato sequestrato. Infatti, dopo esserci arrampicati sui tornanti delle colline bresciane, approdammo in un ristorante in cui erano esposti su di un tavolo, unica cibaria, i cadaveri di tanti uccelli già cucinati. Confesso che nel mio caso (del resto non sono mai stato vegetariano) più che il dolor poté il digiuno. Mi misi così a sgranocchiare quegli uccelli (solo di ossicini e probabilmente cacciati per maggiore spregio in modo illegale) mentre un fotografo – chiamato apposta per svolgere quel compito – immortalava la mia immagine con un vero e proprio set fotografico. Ignoro quale uso sia stato fatto della performance della mia incoerenza, ma da allora non ho mai più mangiato cacciagione di ogni tipo, e mi porto appresso un’opinione severa nei confronti dei cacciatori.
E qui arrivo al punto. Varare da parte di una maggioranza di centrodestra una legge che amplia i confini dell’attività venatoria come se fosse una priorità disvela una idea dell’uomo/vir dedito alle attività tipicamente maschili. Con la stessa logica avrebbero potuto riaprire le case di tolleranza, perché l’uomo cacciatore ce lo ha sempre duro. Sul fronte tecnologico e dei mezzi consentiti, il ddl autorizza (sic!) l’impiego di strumenti ottici e optoelettronici, inclusi quelli per la visione notturna, come se i cacciatori fossero cecchini impegnati a combattere una guerra contro nemici armati solo di zanne. Perché non anche i droni che sarebbero tanto efficaci nella caccia agli iugulati? Infine, diventerà proibito avere dei dubbi etici sull’esercizio della caccia e vietare per questi motivi ai cacciatori l’accesso nella propria proprietà privata.
La caccia assurge così a diritto reale superiore al diritto di proprietà e le si attribuisce il compito di concorrere “alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”: una sottospecie della difesa della razza di infausta memoria? Perché a destra devono sempre farsi riconoscere?
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