L’attrice Gaia Nanni ha raccontato su Facebook la sua esperienza- un calvario – dell’aborto. “Io sono di Firenze e abortire a Firenze non è stato per nulla facile”, scriveva in un lungo post ispirato dalla decisione della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha abolito il diritto di aborto a livello federale. Solo qualche giorno dopo l’attrice ha raccontato di aver trovato la sua macchina cosparsa di immondizia, “e improvvisamente ho capito che davvero in Italia di alcune cose non si può parlare” dove “si tutela l’embrione e si augura la morte a quella che lo porta in grembo se non si comporta secondo i dettami stabiliti”.

Il primo post raccontava passo passo il percorso, non così unico purtroppo per accedere al diritto. “La brava ginecologa che mi seguiva da una vita era obiettore, nulla può fare per me che non avesse offeso nostro Signore quindi entro nell’iter del ‘troviamo qualcuno che metta una firma e attesti che effettivamente io voglia davvero interrompere la mia gravidanza’”.

“Ero minorenne? No. Ero in un centro di accoglienza rifugiati e non parlavo una parola di italiano? No. Ero una donna che voleva mettere fine alla sua gravidanza ma la sua firma a nulla serviva. Faccio più incontri con una psicologa ed una assistente sociale che alla fine della prima seduta mi dice ‘vede, lei è emotivamente scossa. Piange. Non siamo sicure che lo voglia davvero. Rifissiamo un altro appuntamento'”.

Dopo la firma, con ecografia, la visita con il medico. “Si gira verso la specializzanda e dice mentre mi visita: ‘QUESTA ha l’utero retroverso’”. E quindi il ricovero. “Il dolore di quello che è stato non ve lo racconto, l’unico balsamo sarebbe non farci passare nessuna altra donna da quell’iter disumano. Oggi che tutti ci indigniamo – giustamente – per la mostruosa sentenza della Corte suprema Usa sull’aborto, ho voluto raccontarvi questa storia. La mia storia. Perché ancora una volta, non si tratta solo di me e perché rendere difficile l’applicazione di un diritto equivale a negarlo”.

Dopo la pubblicazione quel post centinaia di donne hanno scritto all’attrice, tantissimi i commenti a quelle righe. Chi raccontando il proprio dolore, chi non poteva portare avanti una gravidanza. E quindi l’intimidazione: la spazzatura cosparsa sull’automobile, e lo sfogo dell’attrice. “Nessuno o in pochissimi prima del dito hanno guardato la luna: una donna che in quel momento è disperata, un dolore, un percorso medico offensivo per come è stato progettato. Un diritto ostacolato. Tutto è posto in secondo piano e l’annosa questione dei motivi che spingono una donna a porre fine alla propria gravidanza è nel 98% per cento dei casi liquidata con: Scopa meno! E giù risate. Esistono gli anticoncezionali Pecora!”.

“Sono pochi gli artisti in Italia ad aver preso una posizione, perché essere sulla scia del ‘galleggio, non mi espongo e trovo tutte le porte aperte’ sembra convenire di più. Sono fiera di quelli che hanno rischiato, con me. Sono grata alle centinaia di storie che mi avete confidato, senza quelle oggi avrei vergogna forse ad uscire di casa. Ma siamo un esercito bellissimo e io ne avrò cura”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.