La battaglia legale sul diritto all’aborto negli Stati Uniti non si ferma. Il giudice Robin Giarrusso, del tribunale civile di New Orleans, in Louisiana, ha bloccato il divieto dell’interruzione di gravidanza in seguito ai ricorsi presentati da tre centri per i diritti della riproduzione dello Stato, tra cui il Center for Reproductive Rights e il Boies Schiller Flexner, che avevano chiesto la possibilità di dare accesso ai pazienti nonostante il pronunciamento della Corte Suprema sulla sentenza ‘Roe v. Wade’ del 1973 che ha revocato il diritto di aborto.

Gli avvocati del Center for Reproductive Rights hanno spiegato di aver contestato la costituzionalità delle tre leggi che avrebbero attuato il divieto. Le misure, si legge nella causa, sono “incostituzionalmente vaghe e rendono impossibile capire se siano entrate in vigore; quale delle tre sia entrata in vigore; quali sono i comportamenti che sono vietati e quali le eccezioni, soprattutto nel caso di medici che praticano un aborto per salvare la vita di una donna“.

Accogliendo la richiesta ed emettendo un ordine restrittivo, il giudice ha fissato una nuova udienza per il prossimo 8 luglio: in questo modo fino ad allora i centri clinici potranno continuare il servizio di assistenza alle donne.

La Louisiana è uno dei 13 Stati guidati da governatori Repubblicani che avevano adottato preventivamente leggi tese ad ostacolare e vietare la pratica dell’aborto, le cosiddette “trigger laws“, anticipando la sentenza della Corte Suprema di venerdì 24 giugno.

Una mossa che ha fatto ‘scuola’. Anche nell’ultraconservatore Utah un giudice ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dalla rete di consultori Planned Parenthood e dalla associazione American Civil Liberties Union, ordinando la sospensione per 14 giorni della legge statale che avrebbe dovuto rendere effettivo il divieto di aborto.

Il giudice Andrew Stone, del terzo distretto congressuale dello Stato dello Utah, ha così bloccato la norma approvata nel 2020 e che rientrava, come quella del Louisiana, nelle “trigger laws”. Anche in altri Stati sono attesi provvedimenti simili.

Nella Democratica California invece sono stati i parlamentari locali ad approvare un emendamento per la libertà di aborto, che sarà sottoposto al giudizio dei cittadini in concomitanza con la tornata elettorale di novembre per il rinnovo del Congresso.

Come spiegato da Toni Atkins, presidente pro tempore del Senato, l’emendamento stabilisce “in modo innegabilmente chiaro che in California l’aborto e la contraccezione sono una questione privata tra il paziente e il medico” e protegge donne e medici da eventuali denunce. Il testo è stato approvato a larga maggioranza, dato che il Parlamento locale è di chiaro segno Dem: i sì sono stati 58, solo 16 i voti contrari.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.