E’ bastata una sentenza della Corte Suprema per far tornare gli Stati Uniti indietro di 50 anni. Nel paese esportatore, almeno così si professano, di democrazia e libertà nel mondo, le donne non hanno più la libertà di abortire perché “l’aborto presenta una profonda questione morale. E la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto”. E’ quanto deciso dai giudici che hanno ribaltato la sentenza Roe vs Wade con la quale la stessa Corte, nel 1973 aveva riconosciuto il diritto di interrompere la gravidanza. Una sentenza annunciata da settimane (‘grazie’ alla bozza redatta dal giudice conservatore Samuel Alito finita, non si sa ancora bene come, alla stampa)  che ha visto la stessa Corte divisa con 6 voti a favore e 3 contrari.

Una bozza trapelata nelle scorse settimane (redatta dal giudice Samuel Alito, risalente a febbraio e confermata poi come autentica dalla corte) aveva indicato che la maggioranza dei ‘saggi’ erano favorevoli a ribaltare la Roe v Wade, suscitando vaste polemiche e proteste negli Usa. Alito che scrive nel dispositivo “La Roe vs Wade è stata sbagliata fin dall’inizio in modo eclatante. Il suo ragionamento – aggiunge – è stato eccezionalmente debole, e la decisione ha avuto conseguenze dannose”.

“Tristemente, molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo” commentano i giudici liberal Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer. “Tristemente, molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo” aggiungono. I tre giudici nominati dall’ex presidente Donald Trump hanno invece votato per l’abolizione.

Adesso la decisione spetterà ai singoli Stati che saranno liberi di applicare le loro leggi in materia: in più della metà dei 50 Stati americani l’aborto era considerato reato, in oltre dieci invece era legale sono se costituiva pericolo per la donna, in caso di stupro, incesto o malformazioni fetali. Gli Stati guidati dai governatori repubblicani, e conservatori, sarebbero adesso intenzionati a salvaguardare il diritto alla vita. Quelli governati dai democratici hanno invece anticipato di voler mantenere le legislazioni attuali che consentono l’aborto.

Nello specifico l’aborto potrebbe essere vietato in 22 stati che hanno varato leggi, dette ‘trigger law’ (leggi grilletto) destinate ad entrare in vigore immediatamente dopo la sentenza della Corte Suprema. Per 13 stati – Arkansas, Idaho, Mississippi, Missouri, North Dakota, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah and Wyoming – le leggi prevedono che il divieto entri in vigore praticamente in modo immediato. C’è un altro gruppo di stati – Georgia, Idaho, Iowa, Michigan, South Carolina, Texas, West Virginia, Alabama e Ohio – che anche hanno leggi per mettere al bando l’aborto, ma non entrerebbero in vigore subito. Infine stati come Arkansas, Mississippi e Oklahoma hanno dei divieti sull’interruzione della gravidanza precedenti alla sentenza della Roe, che non vengono applicati da 50 anni.

Per la portavoce della Camera Usa, la democratica Nancy Pelosi, è una decisione “crudele” e “scandalosa“. Duro anche il cinguettio di Barack Obama: “La Corte Suprema non solo ha annullato quasi 50 anni di precedenti, ma ha relegato la decisione più intensamente personale che qualcuno può prendere ai capricci di politici e ideologi: (sono state) attaccate le libertà fondamentali di milioni di americani”.

Visione diversa invece quella dell’ex vicepresidente di Trump, Mike Pence, secondo il quale “la vita ha vinto” e ha esortato tutti a battersi per “la difesa del nascituro e il sostegno alle donne incinte in crisi”. Lo stesso Donald Trump commenta entusiasta. La decisione – secondo l’ex presidente – vuol dire “seguire la Costituzione e restituire i diritti”.

“Giornata storica” per i vescovi cattolici americani. “Questa è una giornata storica nella vita del nostro Paese, che suscita pensieri, emozioni e preghiere. Per quasi cinquant’anni l’America ha applicato una legge ingiusta che ha permesso ad alcuni di decidere se altri possono vivere o morire; questa politica ha provocato la morte di decine di milioni di bambini prenati, generazioni a cui è stato negato il diritto di nascere” commentano gli arcivescovi Josè H. Gomez di Los Angeles, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb), e William E. Lori di Baltimora , presidente del Comitato per le attività pro-life.

 

Redazione