La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade della stessa Corte che aveva legalizzato l’aborto nel 1973. “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto”, recita la decisione presa con sei voti favorevoli e tre contrari anticipata a inizio maggio da uno scoop di Politico. Da oggi i singoli Stati saranno liberi di applicare le loro leggi in materia.

Il diritto all’aborto era stato sancito con una storica sentenza quasi 50 anni fa. La Corte Suprema aveva riconosciuto il diritto della donna texana Norma Leah McCorvey di interrompere la gravidanza dopo che un gruppo di avvocati guidati da Sarah Weddington fu contattato dalla donna incinta del suo terzo figlio. A rappresentare lo Stato del Texas era l’avvocato Henry Menasco Wade.

La sentenza venne pronunciata il 22 gennaio del 1973 e rese legale a livello federale il diritto all’aborto per la donna come libera scelta personale. Prima di allora ogni Stato aveva una propria legislazione in materia. Almeno in trenta l’aborto era considerato un reato di common law, basato sui precedenti giurisprudenziali e non sui codici. In soli quattro Stati bastava la richiesta della donna.

Jane Roe era lo pseudonimo di McCorvey. Il nome venne scelto per tutelarne la privacy. Era nata nel 1947 in Louisiana ed era cresciuta a Houston, in Texas. Era scappata di casa a 18 anni, si era sposata e aveva avuto due figlie. Era incita del terzo figlio, di un uomo che lei definiva come molto violento, quando gli amici la convinsero a chiedere al tribunale di poter abortire. E di raccontare di essere stata vittima di stupro per ottenere l’aborto. Il Texas permetteva all’epoca l’aborto in caso di stupro e incesto. Non essendoci alcun rapporto della polizia sulle violenze la richiesta fu respinta.

Le legali fecero ricorso alla Corte Distrettuale dello Stato che diede ragione a Roe a partire dal IX Emendamento della Costituzione in cui si dichiara che l’elenco dei diritti individuali può essere integrato da altri diritti, non specificamente menzionati nella Costituzione. Wade fece ricorso a sua volta alla Corte Suprema. La decisione fu presa a maggioranza di sette giudici a due su un’interpretazione del XIV Emendamento che riguardava il diritto alla privacy inteso come diritto alla libera scelta per quanto riguarda le questioni della sfera intima di una persona.

“La corte ha dichiarato nullo lo statuto sull’aborto in quanto vago ed eccessivamente lesivo nei confronti di coloro che si appellano al Nono e al Quattordicesimo Emendamento”. Quella decisione rispondeva alla possibilità di abortire anche in assenza di problemi di salute della donna, del feto e di ogni altra circostanza che non fosse libera scelta della donna.

Secondo la sentenza l’aborto doveva essere possibile fino al momento in cui il feto non poteva sopravvivere al di fuori dell’utero materno, e quindi fino al terzo trimestre. Il termine sarebbe stato prorogato oltre tale limite in casi di pericolo per la salute della donna. McCorvey divenne dopo la sentenza simbolo e attivista del diritto d’aborto. Dopo la conversione alla Chiesa evangelica negli anni ’80 cambiò completamente posizione come quando qualche anno dopo si convertì al cattolicesimo. Prima di morire, a 69 anni nel 2017, disse di essere stata pagata da un’associazione religiosa per schierarsi attivamente contro l’aborto.

Il divieto di aborto è atteso entrare in vigore in 13 stati americani nei prossimi 30 giorni. I 13 stati possono vietare l’aborto in 30 giorni eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo. Il Missouri ha annunciato di essere il “primo” stato a vietare l’aborto, che ora è illegale anche in Texas con effetto immediato. È intanto esplosa la protesta all’esterno della Corte Suprema degli Stati Uniti. Un gruppo di anti-abortisti hanno accolto la sentenza con esultanze e abbracci. Tre dei sei giudici repubblicani che hanno votato contro la “Roe v. Wade” erano stati nominati dall’ex presidente Donald Trump. I tre nominati dal Partito Democratico hanno votato contro.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.