Giulia e Alessia Pisano, le due sorelle di 15 e 17 anni originarie di Castenaso morte a Riccione dopo essere state investite da un treno Frecciarossa la mattina del 31 luglio, non avevano assunto né droga né alcol e l’investimento non sarebbe riconducibile ad un gesto estremo. A quasi sei mesi dalla tragedia avvenuta la mattina del 31 luglio scorso, il pubblico ministero Giulia Bradanini della Procura di Rimini ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto per omicidio colposo nelle ore successive al dramma.

Le due sorelle furono travolte e uccise alle sette del mattino dal Frecciarossa alla stazione di Riccione. Avevano passato la serata come tanti giovani adolescenti e non nella località marittima, una delle capitali del divertimento estivo, dopo essere arrivate in Riviera da Castenaso, comune della provincia di Bologna.

Le indagini sulla tragedia, partite all’inizio di settembre con le analisi della scatola nera installata a bordo del treno ad alta velocità che viaggiava in direzione Bologna, hanno scagionato il macchinista da ogni responsabilità. Ma nelle ore successive al dramma, il comune di Riccione fu costretto a interdire gli utenti dei social network che seguono le pagine ufficiali dell’amministrazione, dallo scrivere commenti.

Sui social si erano scatenate feroci accuse ai familiari, alcune dirette al padre delle due ragazze con cui vivevano a Castenaso. “Non provo rabbia – aveva spiegato il genitore – è un capitolo chiuso. Io so bene quello che ho fatto per le mie figlie. Ho la coscienza pulita e quando in cuor tuo sai di aver fatto tutto quello che un cuore di padre può fare per le proprie figlie, si può provare fastidio per la banalizzazione del male contenuto in certe frasi e certe accuse, ma non rabbia, perlomeno per me è così. Giulia e Alessia erano due bellissime ragazze e piene di vita, avrebbero avuto un futuro radioso davanti”.

Oggi che è ufficiale quel che già era noto al padre Vittorio Pisano, “Giulia e Alessia non erano né sotto effetto di alcool né di droga. Io e la famiglia teniamo a sottolineare quello che è un dato di fatto alla luce delle tante illazioni riferite nelle ore drammatiche successive alla tragedia” conferma l’avvocato Roberto Senis.

Redazione