Non si trovano i cosiddetti “responsabili” e il governo resta appeso a un filo. Quel filo delle fiduce ottenute la settimana scorsa ai voti di Camera e Senato. Per un pelo. Le opzioni sono quindi tutte possibili: tutte sul tavolo, come si dice in questi casi. Non c’è uno scenario che al momento possa essere del tutto escluso. Turning point della crisi viene indicata in queste ore quella relazione sulla Giustizia del ministro Alfonso Bonafede, che verrà probabilmente rinviata per impegni dello stesso guardasigilli. Una partita apertissima ancora.

Ancora tanti dubbi e questioni aperte sul futuro del governo. Può succedere tutto. Gli scenari: dimissioni politiche con re-incarico, allargamento della maggioranza, larghe intese, un ritorno alle urne che non può essere escluso, anzi. Il premier Giuseppe Conte nonostante giorni di trattative non riesce a puntellare la maggioranza come avrebbe voluto.

L’appuntamento che può cambiare tutto al Senato, mercoledì 27 gennaio. Forse giovedì 28 gennaio, quando a Palazzo Madama si vorerà la relazione sulla Giustizia. Il rinvio per impegni istituzionali del ministro, spiega Palazzo Chigi. La calendarizzazione martedì.

“Spero che i parlamentari di Italia viva, eletti dal Pd e nel Pd, di fronte al bivio di un voto con noi o con Salvini e Meloni scelgano il Pd. Se l’operazione non riesce la maggioranza non c’è e diventa scontato che si vada al voto”, ha detto il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia. L’incertezza tra i senatori emerge anche dalle parole di Sandra Lonardo, moglie del sindaco di Benevento Clemente Mastella, tra i promotori di un’azione dei responsabili a Palazzo Madama mai decollata del tutto: “Aspetto di leggere la relazione del ministro Bonafede, ma posso dire che ho molte perplessità sulle politiche portate avanti finora, a cominciare dalla riforma della prescrizione. Deciderò al momento opportuno. Mi aspetto un impegno preciso, non da Bonafede, ma da Conte, che deve farsi garante di questo obiettivo. È una questione che mi sta a cuore, per quello che ho sofferto e per tutti i cittadini che hanno provato sulla loro pelle gli effetti della malagiustizia”, ha detto al Corriere della Sera.

Una relazione che tiene in apprensione il governo dunque. Italia Viva voterà contro, lo ha già fatto sapere, come l’Udc e a quanto pare alcuni riformisti del Partito Democratico. La relazione rischia quindi di non trovare il consenso. Il momento è delicatissimo. Il Movimento 5 Stella nega intanto che Bonafede possa dimettersi prima delle dichiarazioni. Il Foglio ha scritto che Conte abbia pensato addirittura per un attimo alle dimissioni pure di evitare la comunicazione in Senato del Guardasigilli.

Il Pd prova a trovare una sintesi politica tra le parti. Inascoltato l’appello all’unità nazionale di Silvio Berlusconi. In una nota il leader di Forza Italia si è detto “davvero preoccupato” per una “paralisi politica che si trascina senza sbocchi”, nella complicata fase che il Paese sta attraversando vorrebbe che “governo e Parlamento lavorassero ogni giorno sul Recovery fund, sul piano vaccinale, sui ristori, sulle strategie per far ripartire il Paese” e su “fisco, burocrazia, giustizia, infrastrutture, lavoro” mentre si tiene soltanto una “caccia a qualche senatore disposto a cambiare schieramento”.

Antonio Lamorte