Ho l’impressione che l’avvocato Giuseppe Conte sia un tipo che sopravvaluta se stesso. Non che sia un narciso, questo no: i narcisi, di solito, sono gente di gran personalità. Semplicemente, da un po’ di tempo, si sopravvaluta. Magari solo per distrazione. Non si è accorto – immagino – di essere stato estratto a sorte dal fondatore dei 5 Stelle – forse con l’aiuto del povero Bonafede, che a sua volta era stato estratto a sorte – e assegnato al compito di fare il presidente del Consiglio.

Conte l’altro giorno ha detto: “Non sarò mai un prestanome”. Oddio, possibile che davvero non si sia accorto di essere stato, in questi quasi tre anni, esattamente un prestanome? Gli dicevano: fai così. E faceva così. Fai cosà, e faceva cosà. Vai con Salvini. E lui andava. Ora con Zinga, E andava con Zinga. Credeva di essere arrivato a Palazzo Chigi per le sue doti, la sua inventiva politica, la sua esperienza e cultura, come successe a De Gasperi, a Moro, a Craxi? Vabbè, è andata così. Ha pensato persino, in queste ore, di poter sfidare da pari a pari il fondatore del Movimento, cioè proprio Grillo. Il quale – lui sì – di tutto può essere accusato meno che di non essere un narciso. E Grillo – nelle cui vene, suppongo, non scorre nemmeno un centilitro di pietà o di intenerimento – ieri lo ha passato per il filo della sua lama due o tre volte e poi lo ha messo alla spiedo. Come Maramaldo.

Gli ha detto che non ha visione, che non ha capacità manageriali, nemmeno organizzative, che immagina di possedere consensi che sono pura illusione ottica. Gli ha detto: Conte, tu non esisti. Ha ragione Grillo? Beh, ho paura che stavolta abbia ragione. E adesso? Nessuno, secondo me, ha le capacità per prevedere il futuro. Il Movimento 5 Stelle, come ha scritto proprio ieri su queste pagine il professor Michele Prospero, è stato una tragedia e una farsa che hanno attraversato un pezzo di storia d’Italia, anche per colpa di una intellettualità sempre un po’ vile, che gli ha fatto la corte, ha pensato di lucrare, ha aperto la strada prima e poi si è accodata. Ha provocato danni a grandine. Ora il Movimento sembra arrivato al capolinea. Tiriamo il fiato? No.

Secondo i meccanismi tradizionali della politica il Movimento è morto. Però, da diversi anni, la politica in Italia – e forse non solo in Italia – non risponde più a quei meccanismi coi quali siamo cresciuti. Le regole sono cambiate, sono impalpabili, le conosce solo chi vince e dopo aver vinto. E allora bisognerà tener conto del fatto che comunque l’opinione pubblica italiana è ancora in preda a una violentissima regressione qualunquista e persino un po’ fascista, nel senso antico di questa parola. Chi la rappresenta, questa opinione pubblica? Grillo ha avuto la capacità di prenderla per la pancia e di sottometterla. Oggi forse nessuno più è in grado di fare la stessa operazione.

Nemmeno Salvini, neppure Giorgia Meloni. E quindi? Quindi forse sarà l’opinione pubblica a sottomettere la politica. E deciderà che il grillismo debba sopravvivere. I partiti democratici si sottometteranno o combatteranno? Nel primo caso l’Italia è spacciata. Dico davvero: spacciata. Nel secondo caso si aprirà una battaglia vera tra l’idea liberale e democratica da una parte, e l’idea non-idea della politica non-politica.

P.S. Ora però c’è un problema che riguarda tutte le persone per bene: bisognerà che qualcuno si assuma il compito di andare da Travaglio e di avvertirlo, con tutte le cautele necessarie, di cosa è successo a Conte. Mi sa che tocca a Lilly Gruber…

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.