La rabbia era evidentemente tanta e alla fine è arrivato il ‘vaffa’ di Beppe Grillo a Giuseppe Conte. Con un lungo e duro articolo sul blog del garante, con cui si riprende i pieni poteri e offre il benservito all’ex ‘avvocato del popolo’. Durissimo l’affondo, sin dal titolo: “Una bozza e via”.

Ma è il contenuto a tracciare la rotta: “Mi sento come se fossi circondato da tossicodipendenti che mi chiedono di poter avere la pasticca che farà credere a tutti che i problemi sono spariti e che dia l’illusione (almeno per qualche mese, forse non di più) che si è più potenti di quello che in realtà si è davvero, pensando che Conte sia la persona giusta per questo. Ma Conte può creare l’illusione collettiva (e momentanea) di aver risolto il problema elettorale, ma non è il consenso elettorale il nostro vero problema”.

Insomma alla fine il fondatore ha deciso di essere quel “padre padrone” che Conte gli chiedeva di non fare nel tentativo di tendergli la mano. Dopo il vaffa per l’ex premier è sceso il silenzio. Ma ricucire in questa situazione appare impossibile. Per l’Elevato “vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente). E Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali”.

Grillo ha deciso: l’ex premier “non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione. Io questo l’ho capito, e spero che possiate capirlo anche voi”, scrive rivolgendosi alla base, ma soprattutto agli eletti. Perché lo spettro della scissione aleggia in casa Cinquestelle, anche se nessuno si azzarda a fare previsioni. La base del movimento guarda spaesata al botta e risposta tra i due.

Oggi i deputati si riuniranno in assemblea con un unico punto all’ordine del giorno: “Confronto sul Movimento 5 Stelle”. I portavoce sono spaesati, credevano nella ricomposizione dopo la scazzottata mediatica. Anche la mediazione di Luigi Di Maio e Roberto Fico sembrava avere effetti lenitivi. Invece, si ricomincia dal via. In tutti i sensi, perché Grillo annuncia di aver indetto “la consultazione in rete degli iscritti per l’elezione del Comitato Direttivo, che si terrà sulla Piattaforma Rousseau”. Già, proprio quella da cui un pezzo significativo delle truppe pensava di essersi definitivamente staccato. “Ho chiesto a Davide Casaleggio di consentire lo svolgimento di detta votazione sulla Piattaforma Rousseau e lui ha accettato”.

Ed è proprio la votazione che è vista nella war room come un boomerang per Grillo. Non è infatti un mistero che gran parte dei parlamentari erano ben felici di essersi liberati di Casaleggio e della sua (costosa) piattaforma digitale e non hanno alcuna voglia di tornare al passato.

Ma il co-fondatore dà una spiegazione in punta di Statuto: “Il voto su qualsiasi altra piattaforma esporrebbe il Movimento a ricorsi in Tribunale per la sua invalidazione”. L’obiettivo politico, però, è tutt’altro e per questo chiama l’intera comunità del M5S “a una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti e non di una sola persona”. Perché “non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco”.

Il punto di rottura è tutto in quelle 32 pagine scritte da Conte con i suoi consulenti, che a Grillo proprio non sono andate giù. Non solo perché rimodulava il sistema di potere interno depotenziando il ruolo del garante, accentrava la comunicazione nelle mani del leader o esprimeva poca ‘visione‘. C’è dell’altro: “La deresponsabilizzazione delle persone con la delega ad un singolo nelle organizzazioni orizzontali è il principale motivo del loro fallimento”, scrive sul post. Aggiungendo che bisogna ritrovare il senso delle origini: “Come una famiglia, come una comunità che impara dagli errori e si mette in gioco senza rincorrere falsi miti, illusioni o principi azzurri che possano salvarla”. Conte non replica, i suoi principali canali di comunicazione tacciono. Ma all’orizzonte appare l’ipotesi del nuovo partito che però si nasconde dietro mezze parole.

Lunedì sera l’ex premier aveva trovato sotto casa alcune fan: “Un partito di Conte? Noi lo voteremmo subito!”. Poi al Corriere ha detto: “Io non voglio fare un mio partito personale”. Ma poi aveva fatto capire che, in caso di rottura irreparabile, avrebbe ragionato sul suo futuro politico: “Per costruire un partito forte che metta radici nei territori c’è bisogno di tempo”. E mai come questa volta il tempo sembrerebbe esserci con il voto previsto tra altri due anni.

Intanto del Movimento ora se ne occuperà il Comitato direttivo scelto agli stati generali. “Chiederò di elaborare un piano di azione da qui al 2023 – spiega Grillo -. Qualcosa di concreto, indicando obiettivi, risorse, tempi, modalità di partecipazione vera e, soprattutto, concordando una visione a lungo termine, al 2050. Questo aspettano cittadini, iscritti ed elettori. Una visione chiara di dove vogliamo andare e in che modo. Il perché, il cosa e il come”. Il garante sa che la strada imboccata è impervia, ma non sembra preoccupato: “È sempre stata la nostra forza: consentire a tutti di sapere quale sarà il viaggio e accogliere chi è pronto per una lunga marcia. In alto i cuori”. (Fonte: LaPresse)

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.