“Venerdì sarà una giornata di mobilitazione per i Friday for Future, che spero serva in prospettiva per guardare alla ripartenza in un’ottica di sostenibilità ambientale”. Ad affermarlo in una dichiarazione all’Ansa è Andrea Minutolo,  responsabile tecnico scientifico di Legambiente. L’associazione ambientalista, infatti, negli ultimi giorni ha lanciato l’allarme del disastroso impatto ambientale dell’epidemia legato al difficile smaltimento dei rifiuti, in particolare di mascherine e guanti in plastica. “Il rischio principale è il cattivo smaltimento”, continua Minutolo, “abbiamo notato infatti che c’è un rischio di dispersione ambientale importante, non tanto per il numero di questi dispositivi, ma per le cattive abitudini delle persone”. L’iniziativa e il grido di Legambiente si unisce così all’allarme globale che da un paio di settimane le principali associazioni ambientaliste del mondo stanno lanciando sul web e sui social attraverso delle testimonianze e il diretto impegno nella lotta dello smaltimento di mascherine e guanti. La fine del lockdown sembra vicina, ma l’uso dei questi dispositivi potrebbe protrarsi per un tempo indefinito, alimentando così la già difficile situazione dei rifiuti abbandonati.

L’ALLARME – In Asia e negli Stati Uniti, in modo particolare, guanti e mascherine hanno già fatto la loro comparsa in mare e sulle spiagge. Secondo quanto riportato dall’associazione Oceans Asia le mascherine sono arrivate nelle acque delle isole disabitate di Soko, a largo di Hong Kong, già alla fine di febbraio. Per più di un mese la popolazione giapponese composta da oltre 7,4 milioni di abitanti, ha usato quotidianamente le mascherine e continuerà ad usarle per lungo tempo. Le mascherine sono realizzate per la maggior parte con materiale plastico come il polipropilene, che non è biodegradabile. Questo non farebbe altro che aumentare il numero di micro plastiche nel mare, pericoloso non solo per le specie marine ma anche per l’uomo e le conseguenze sulla catena alimentare.

L’associazione 4Ocean che si occupa della pulizia dell’Oceano e delle coste, testimonia attraverso video e foto costantemente pubblicate sull’account ufficiale dei social l’enorme quantità di mascherine che ritrovano ogni giorno e che già si vanno a sommare alla già consistente quantità di rifiuti plastici accumulati sulle coste.

LA DENUNCIA – Sia in Italia che nel mondo sono molte dunque le associazioni che si stanno mobilitando per sensibilizzare le persone ad un corretto smaltimento di guanti e mascherine, soprattutto per l’uso massiccio che ne verrà. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’attivista Maria Algarra, fondatrice di Clean This Beach Up, a Miami, in Florida, ha denunciato moltissime mascherine e guanti abbandonati sulla spiaggia e anche per le strade della città. Sugli account social della tua associazione ha invitato gli utenti a postare le foto dei guanti in lattice rivenuti per strada per far comprendere quanto in realtà sia un comportamento sempre più comune e sbagliata. Secondo i dati rinvenuti dall’International Union for Conservation of Nature almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani ogni anno, costituendo l’80% di tutti i detriti marini. Ora mascherine e guanti andranno ad aumentare notevolmente questi numeri già alti.

Per quanto riguarda la situazione italiana, anche il Ministero della Salute ha dichiarato che le mascherine utilizzate nel nostro Paese non sono ancora un prodotto riciclabile. Questo significa che non c’è una raccolta apposita e devono essere gettate, così come i guanti, nell’indifferenziata, dopo essere state chiuse in più sacchetti uno dentro l’altro. La sfida è dunque quella di trovare un piano d’azione di smaltimento corretto a lungo termine nelle grandi città, ma in particolar modo di educare il più possibile alla corretta gestione di questi rifiuti.

Anche Legambiente Toscana ha voluto rilasciare un messaggio perentorio attraverso una nota ufficiale sui loro canali: “Si smetta immediatamente con la pratica di gettare per terra questi presidi sanitari. Quand’anche non infetti, vanno sigillati in sacchetti dedicati e smaltiti nell’indifferenziato”, continua l’associazione. “Marciapiedi, giardini, scalinate, cortili sono costellati di guanti e mascherine usati, che poi magari alla prima pioggia, attraverso il reticolo idrografico minore, finiscono con l’alimentare l’enorme problema dell’inquinamento marino, plasmix, lattice, poliestere, polipropilene: una caterva di materiali “sporchi” che finiranno col deturpare in modo per lo più irreversibile l’ecosistema”.