Le Israel defense forces proseguono la loro operazione contro Hamas concentrandosi tanto a sud della Striscia di Gaza, nella roccaforte di Khan Younis, quanto a nord e a Gaza city.
Le forze armate dello Stato ebraico hanno scoperto un centro di addestramento di Hamas all’interno di una moschea di Jabalya. Mentre i jet e i droni israeliani continuano a martellare base e avamposti della milizia in tutta la Striscia. La guerra non è affatto calata di intensità dopo la tregua delle scorse settimane, e lo conferma anche il numero dei morti e dei caduti. Secondo le autorità di Gaza, sono più di 18mila i morti dall’inizio della guerra. Mentre Onu e Ue continuano a lanciare l’allarme sulla popolazione civile. Aumenta anche il numero dei caduti tra i soldati israeliani: 104 dall’inizio dell’invasione. Il ministro della Difesa, Yoav Gallant, ieri sera ha affermato che i battaglioni Jabaliya e Shejaiya di Hamas, che operano nel nord della Striscia sono prossimi al collasso e che i leader di Hamas possono scegliere solo tra “arrendersi o morire”.

Guerra a Gaza, Hamas indebolita ma resiste

Ma secondo molti analisti, la forza di Hamas, per quanto indebolita, non si è ancora esaurita. La conferma arriva non solo dai violenti scontri nel sud della Striscia, ma anche dal continuo lancio di missili contro le città dello Stato ebraico. Ieri, le sirene hanno risuonato a Tel Aviv e in diversi centri vicino la Striscia. Elementi che rafforzano l’idea che il governo israeliano non ha ancora raggiunto l’obiettivo di assestare il colpo definitivo ai suoi nemici, ma anche che questo è un momento decisivo: più il tempo scorre e più la guerra rischia infatti di perdere la spinta propulsiva e di coinvolgere altri fronti. Ieri la Cisgiordania ha proclamato lo sciopero generale contro lo Stato ebraico mentre dal Libano sono partiti razzi a cui le Idf hanno risposto con raid contro Hezbollah.

Guerra a Gaza, gli altri fronti tra Libano di Hezbollah e Iran

Il “Partito di Dio” ha ammesso la morte di cento dei suoi combattenti durante gli scontri con Israele iniziati a ottobre. E mentre il Washington Post ha affermato che in base alle analisi di alcuni proiettili, Israele avrebbe bombardato il sud del Libano usando armi al fosforo bianco fornite dagli Stati Uniti, il generale israeliano Benny Gantz ha parlato al segretario di Stato Usa Anthony Blinken della necessità di eliminare la minaccia di Hezbollah. Quello del Libano è uno dei grandi teatri in cui Israele gioca l’altra sfida, e cioè quella contro l’Iran, dominus di Hezbollah e di tutta la costellazione di milizie sciite in Medio Oriente, ma soprattutto sponsor di Hamas in questo conflitto. Secondo i media locali, il primo ministro Benjamin Netanyahu, rivolgendosi alla Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset, ha detto che “non c’è alcuna distrazione dal fatto che il regime iraniano vada affrontato”.

Netanyahu contro Hamas e Anp: “Vogliono distruggerci entrambi”

E questo conferma che in corso non c’è solo una guerra contro Hamas, ma anche l’eterna sfida con Teheran, nella quale rientrano anche le milizie che operano in Siria e Yemen. Da Damasco accusano Israele di raid contro Hezbollah nei pressi della capitale e di jet operanti dalle Alture del Golan. Mentre dallo Yemen, non si ferma la minaccia della milizia Houthi, con gli Stati Uniti che studiano una possibile task force per garantire la sicurezza della navigazione tra Mar Rosso e Golfo di Aden. A rincarare la dose in questa guerra non dichiarata nel Medio Oriente è stato nelle scorse ore anche il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, secondo il quale l’unica cosa che Iran e Israele condividono è non credere nella soluzione dei due Stati.
A questo proposito, ieri alcuni media israeliani hanno riportato anche le parole che Netanyahu avrebbe detto durante l’incontro a porte chiuse con la commissione della Knesset: “La differenza tra Hamas e l’Autorità palestinese è solo che Hamas vuole distruggerci adesso e l’Anp per gradi”. Dichiarazioni che certificherebbero la netta contrarietà del governo rispetto alle ipotesi (lanciate anche dagli Usa) per un futuro di Gaza sotto il controllo di Ramallah.