Una coppia che più strana non si può: il presidente Trump e l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, passato nelle file dei contestatori di papa Francesco. L’antefatto di qualche giorno fa (6 giugno) è una lettera a Trump scritta da mons. Viganò, ex nunzio apostolico negli Usa, e pubblicata sul sito cattolico conservatore LifeSiteNews. La tesi è: sostegno a Trump, Presidente dalla parte del “bene” mentre il “male” è rappresentato dal coronavirus (dietro il quale c’è un complotto) e dalle manifestazioni contro il razzismo dopo la morte di George Floyd. Il presidente Trump ha accusato “ricevuta” via Twitter due giorni fa: «sono onorato per l’incredibile lettera di mons. Viganò. Spero venga letta da tutti, religiosi o meno». Di più: mons. Viganò sostiene che la sua è una lettura “biblica”: la battaglia in atto nel mondo è tra «i figli della luce e i figli delle tenebre», schieramenti che «ripropongono la separazione netta tra la stirpe della Donna e quella del serpente».

E i figli delle tenebre, seppur in minoranza, hanno in mano un notevole potere dato che «ricoprono spesso posti strategici nello Stato, nella politica, nell’economia e anche nei media». Divisione presente anche nella Chiesa e tra “i figli delle tenebre” ci sarebbe papa Francesco soprattutto da quando ha firmato un documento congiunto negli Emirati Arabi nel 2019 sulla pace e sulla fratellanza umana. Mons. Viganò ed i siti tradizionalisti Usa – con i loro epigoni in Europa, Italia soprattutto – hanno alzato il tiro in vista delle presidenziali statunitensi. Nel 2018 hanno cominciato una campagna per far dimettere papa Francesco. E siccome finora non ci sono riusciti, saldano il fronte conservatore cattolico e non, facendo chiaramente sponda al Presidente Trump.

Del resto devono alzare il tiro dopo che il 2 giugno Trump ha ricevuto la pesante sconfessione di mons. Gregory, arcivescovo di Washington, che ha criticato l’uso strumentale della religione di un presidente che si è recato a visitare il Santuario dedicato alla Madonna, scegliendo i simboli religiosi per opporsi alle proteste antirazziste. Il giorno prima si era fatto fotografare con una Bibbia in mano davanti alla chiesa episcopaliana della capitale, collezionando le critiche dei protestanti. E da Roma padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, non le ha mandate a dire, sempre via Twitter: «Lo schema teopolitico fondamentalista vuole instaurare il regno di una divinità qui e ora. E la divinità ovviamente è la proiezione ideale del potere politico». In un secondo commento ha aggiunto: «Il presidente Trump guida la lotta contro un’entità collettiva più ampia e generica dei “cattivi” o persino dei “molto cattivi”. A volte i toni usati dai suoi sostenitori in alcune campagne assumono significati che potremmo definire “epici”». Trump, da Viganò, incassa la definizione di «sostenitore della vita» e la lettera dell’arcivescovo ha avuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni dal 6 giugno, data di pubblicazione.

Siamo davanti ad un altro episodio nella battaglia senza esclusione di colpi che i conservatori cattolici Usa hanno ingaggiato con il papa e contro la linea “verde”, di un’ecologia sostenibile e circolare, a difesa di sviluppo e diritti umani per tutti i popoli, sintetizzata dall’Enciclica Laudato Si’ del 2015. È un fronte trasversale: decine di vescovi cattolici negli Usa, e non solo, appoggiano il network rappresentato da LifeSite: un canale televisivo, più siti collegati, giornali, posti in diversi consigli di amministrazione (compreso il Santuario nazionale di Washington). Con una strizzata d’occhio a quanto accade in Italia, dove ci sono tanti siti ed anche, di nuovo, la scuola di formazione di Steve Bannon nella Certosa di Trisulti. Tra l’altro il Tar ha dato torto nei giorni scorsi al Ministero dei Beni Culturali dichiarando valido il contratto stipulato dai frati con l’associazione Dignitatis Humanae.

Il tutto con le elezioni statunitensi in vista. E nei prossimi mesi assisteremo ad ulteriori contrasti e polemiche senza esclusione di colpi.  Del resto mons. Viganò non ha niente da perdere. Da nunzio in pensione può tranquillamente sfogare la sua ira come ha fatto con le prime accuse: 18 pagine fitte pubblicate nell’agosto 2018 per dire come lui avesse fatto di tutto da Nunzio, negli Usa, per segnalare in Vaticano il cardinale di Washington Theodore McCarrick, accusato di abusi. Da lì un profluvio di accuse contro papa Francesco, che peraltro ha preso provvedimenti decisi e inediti proprio contro gli abusi, ad esempio estromettendo McCarrick dal collegio cardinalizio e riducendolo allo stato laicale. Mai avvenuto prima.

Ma tant’è: le accuse servono ad altro, a coprire i rilevanti interessi economici in gioco in una elezione presidenziale. E ad occultare la linea di papa Francesco: un mondo sostenibile, verde, impostato sull’economia circolare, sarebbe un mondo migliore per tutti ma con meno affari basati sul consumo, sullo spreco, sullo sfruttamento senza regole delle risorse.

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).