Una rivolta che ha coinvolto un centinaio di detenuti. È quanto sta accadendo da questa mattina nel carcere di Foggia, dove i detenuti di due sezioni del penitenziario di via delle Casermette hanno dato il via ad una violenta protesta per chiedere misure contro il rischio di contagio da Coronavirus e contro la decisione di sospendere i colloqui con i familiari.

Diversi detenuti hanno raggiunto il tetto della struttura, mentre un gruppo è anche riuscito ad evadere, venendo riacciuffati dagli agenti poco dopo. Sarebbero stati oltre 50 i detenuti evasi: una trentina quelli che sono stati bloccati poco dopo dalle forze dell’ordine, con altri venti in fuga.

All’esterno del penitenziario sono schierati in assetto antisommossa polizia e carabinieri, all’interno della struttura i detenuti hanno anche appiccato un incendio. Negli scontri con le forze dell’ordine, un detenuto è rimasto ferito alla testa ed è stato portato via in barella, così come alcuni agenti di polizia penitenziaria.

CAOS ANCHE A SAN VITTORE – Da questa mattina è in corso una rivolta al carcere di San Vittore a Milano. Una quindicina di detenuti sono saliti sul tetto del carcere gridando ‘Libertà, libertà’. Nel carcere è ora entrata la polizia penitenziaria in assetto antisommossa, e sul posto sono arrivati i vigili del fuoco. Le strade e le vie intorno sono state bloccate e chiuse al traffico.

LE REAZIONI POLITICHE – Le reazioni politiche non sono mancate. Per il leader della Lega Matteo Salvini “l’emergenza Coronavirus non dev’essere la scusa per spalancare le porte delle case circondariali. Bonafede troverà il tempo di occuparsi anche di loro, dopo la terribile riforma della prescrizione e le intercettazioni per tutti?”.

Ma il ministero della Giustizia sottolinea che “il paziente lavoro degli uomini dei reparti della Polizia Penitenziaria dei vari istituti” e “di altre forze dell’ordine, oltre alla paziente attività di mediazione svolta dai direttori e dai comandanti, hanno permesso di mettere fine a quasi tutte le manifestazioni di protesta”.

SEI MORTI NELLA RIVOLTA A MODENA – Sono salite a sei le vittime tra i detenuti in rivolta da domenica nel carcere di Modena. Rispetto a quanto comunicato precedentemente dall’amministrazione penitenziaria, sono tre i morti in più. Fonti della Questura modenese, confermate dal sindacato della polizia penitenziaria Sappe, spiegano che allo stato non è risultato alcun segno di lesione su tre corpi. Due decessi sarebbero da ricondurre all’uso di stupefacenti, un terzo invece è stato rinvenuto in stato cianotico, ma non si conosce il motivo di questo stato.

I detenuti sono in rivolta in varie parti d’Italia per protestare contro le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus.

Una rivolta, definita “molto violenta”, era scoppiata nel primo pomeriggio. Molti i detenuti coinvolti e i danni alla struttura: i detenuti si erano infatti barricati nell’istituto e due agenti di polizia erano rimasti lievemente feriti nelle fasi più concitate, prima che il personale del carcere, una ventina tra poliziotti e sanitari, fosse fatta uscire. Sul posto era intervenuto anche il Prefetto di Modena, mentre dal carcere era uscito anche dal fumo a causa dell’incendio di materassi da parte dei detenuti. In serata la polizia penitenziaria è riuscita a rientrare, con la situazione che lentamente è tornata alla normalità.

La procura di Modena ha aperto un’inchiesta: resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata sono i reati ipotizzati. Da questa mattina è in corso la bonifica degli ambienti, mentre gran parte dei detenuti sono stati trasferiti in altre strutture.

In totale sono 18 i detenuti che sono stati trasportati nei posti medici avanzati (Pma), la maggior parte per intossicazione. Sei invece quelli ricoverati in gravi condizioni: quattro sono in prognosi riservata. Tre guardie e sette sanitari con ferite lievi sono state soccorse al pronto soccorso dell’ospedale civile di Baggiovara.