“Caro amico volevo anche telefonarti/ ma la tariffa è un’indecenza/ io mi arrovello per tenerti aggiornato su tutto ciò che accade/ Qui da noi si gioca a calcio c’è molto samba, molto choro e rock’n’roll/ un giorno piove, l’altro batte il sole/ ma ciò che voglio dirti è che qui la situazione è nera”. Gustavo ha danzato nell’aria, giusto il tempo di ascoltare qualche strofa di Chico Buarque. Dieci metri, dal tetto al pavimento, e tutto è planato via, 67 anni di vita andranno a comprimersi nella frase a effetto di un epitaffio, una foto da giovane, sorridente, su un marmo levigato.

Muore così un operaio, cadendo dal tetto che stava riparando. Così è morto Gustavo, il suo peso ha sfondato la lastra di plexiglass che copriva un capannone, nella zona industriale di Fiano Romano. E ora si indagherà su cosa non abbia funzionato, se le misure di sicurezza previste dalla legge siano state osservate, se qualcuno abbia sbagliato o, pur rispettando tutto, sia stato un caso maligno a macchiarsi del delitto. Sì, magari si scoprirà che è stato il fato, un colpo di sfortuna che può capitare in una lunghissima vita lavorativa. Un inciampo statistico. Un’esistenza crolla giù per rispettare un algoritmo. E tutto, tutto troverà una spiegazione, ci si farà una ragione e si andrà oltre.

Ma anche se in un attimo di volo, Gustavo ce lo ha avuto il tempo di mandare a fanculo qualcuno, qualche regola, di ridere amaro di una situazione nera e di dirselo che a 67 anni non avrebbe dovuto stare sopra un tetto a 10 metri dal suolo, anche con tutte le accortezze della legge. Che anche se ora, a 67 anni, si è giovani, lo si dovrebbe essere per godersi un po’ di riposo, per abbracciarsi alla tregua dopo lunghi anni di fatica. Ed è vero, da noi si gioca a calcio, c’è molto samba, ma la situazione è nera: gli operai guadagnano il suolo come birilli, stesi da una palla infallibile, che il progetto non era di finire in un campo da bowling e il dramma non sono le regole o le indagini da fare.

La situazione è nera perché insieme agli operai cadono i diritti, crollano invece di sollevarsi le conquiste, e il futuro, per i lavoratori è già passato: non li difende più nessuno e non si difendono più neanche da soli. Finiscono al suolo perché superano l’età in cui si possono avere ali, finiscono fra le cinque, dieci righe al massimo della cronaca locale, assieme a una lode, una carezza, per la loro intrepida onestà. Gustavo, da Capena, in soli 10 metri, ha avuto appena il tempo di mandare tutti a fanculo, perché a 67 anni non ci doveva stare sopra un tetto, perché a 67 anni certi lavori dovrebbero essere vietati, si dovrebbe avere la possibilità di riposarsi, magari davanti all’onda placida di un qualunque mare, non restare stesi a guardare un tetto traditore.