Un gesto disperato di un figlio che non può essere punito, compiuto per mettere fine alle atroci sofferenze della madre gravemente malata. Un ‘atto d’amore’, secondo il suo difensore. Con questo orientamento il giudice di Asti, mercoledì 19 gennaio, ha deciso di assolvere Giovanni Ghiotti dall’accusa di omicidio volontario perché “il fatto non sussiste”.

Era stato lui stesso a confessare ai carabinieri, tra le lacrime, il segreto che lo tormentava da tre anni: dopo aver somministrato dei sonniferi alla madre novantaduenne, l’aveva soffocata con un cuscino. Troppo il dolore che la donna provava, devastata dall’osteoporosi:Si era arresa” aveva spiegato.

È successo a Piovà Massaia, piccolo comune dell’Astigiano.

La vicenda

La donna è deceduta il 4 novembre 2017, ufficialmente per cause naturali. Difficile non pensare che la malattia non l’avesse consumata fino alla morte. Ma la verità era un’altra, quella che il figlio, operaio e volontario della Croce Rossa, ha confessato a distanza di tre anni, dopo essersi autodenunciato per atti di vandalismo.  “Sono stato io a rigare quell’auto – aveva raccontato ai militari – volevo essere chiamato. Perché volevo dirvi che tre anni fa ho ucciso mia madre.”

La commozione ha preso il sopravvento durante l’udienza, celebrata con il rito abbreviato, quando l’imputato ha ripercorso le tappe della dolorosa vicenda. L’uomo, dopo essersi prima preso cura con amore e dedizione del padre, morto per un ictus, si stava dedicando alla madre, colpita da una forma grave di osteoporosi. La donna era stata già operata tre volte per la frattura del femore e i medici le avevano già spiegato che non ci sarebbe stata una quarta: il suo scheletro si stava sgretolando. La sofferenza si era fatta di nuovo più forte, all’ennesima frattura alzandosi dal letto. Così Ghiotti aveva deciso di mettere fine al suo calvario, un anno dopo avere pianto la scomparsa del padre. La madre le aveva chiesto di non farla morire su una sedia a rotelle, come era successo alla sorella.

Un racconto che ha trovato dei riscontri oggettivi. Dopo la confessione, il corpo dell’anziana era stato riesumato per una consulenza autoptica. Il legale ha effettivamente rinvenuto tracce del sonnifero che il figlio aveva fatto ingerire alla madre. ll pm aveva chiesto una condanna a poco più di sette anni, mentre il difensore l’assoluzione o il reato di ‘omicidio del consenziente’, per cui pena va da uno a sei anni.

“La decisione del giudice è stata libera e coraggiosa”

​​”Aspettiamo le motivazioni – ha affermato l’avvocato Marco Dapino, difensore di Ghiotti – Quello che posso dire è che è stata una udienza vibrante. Mentre il mio cliente raccontava c’era un clima di sofferenza, di turbamento. Sembrava di rivivere il dramma. Prima di confessare l’omicidio non ne aveva parlato con nessuno, non si era mai confidato né con un amico né con un prete. Non voleva mettere quella sofferenza sulle spalle di nessuno. Aveva rinunciato a tutto per stare con i suoi genitori e se fosse stato condannato all’ergastolo – prosegue l’avvocato Dapino -, avrebbe sacrificato nuovamente la sua vita“. 

Il legale ha poi aggiunto: “Ho ammirato l’equilibrio della procura, lo stile e la determinazione, il garbo che è stato messo nelle indagini perché anche la procura ha avuto la consapevolezza che la questione era complessa e delicata. E anche le attenuanti chieste dimostravano che l’accusa aveva capito che Ghiotti ha agito su alti valori morali. Il suo è stato un atto d’amore, la decisione del giudice è stata netta, libera e coraggiosa”.

L’avvocato Dapino ha poi dedicato all’assoluzione di Ghiotti un lungo post su Facebook: “Aspettava, senza nemmeno il sogno di un miracolo, privo di una speranza che non merita chi uccide la propria madre, nemmeno se per un atto di amore, perché a 92 anni le sue ossa stavano diventando polvere, le sue sofferenze continue e atroci, in un inferno quotidiano” si legge. “Aspettava, senza energie, dopo avere pianto dignitosamente nascondendosi dietro una mascherina, mentre rispondeva alle domande del giudice e descriveva il dramma della scelta di quella lontana mattina.

Per poi concludere: “All’improvviso un rumore di passi, il tocco nascosto ma fermo dell’avvocato seduto di fianco che lo invitava ad alzarsi in piedi, una voce mono-tona che rosariava formule, numeri, forse articoli..  e codice penale, e poi il silenzio… e nelle orecchie solo quelle ultime parole, appena percepite, a testa bassa … ‘Si assolve’”.

Mariangela Celiberti