La partita che Vincenzo De Luca sta giocando per il terzo mandato, con la necessaria modifica della legge elettorale regionale, è innestata se non addirittura propedeutica a quella che i diversi leader, tra i quali ovviamente c’è in prima fila il presidente della Campania, stanno portando avanti per la successione di Enrico Letta alla segreteria del Partito Democratico. Due battaglie diverse ma intimamente intrecciate negli esiti, almeno per gli equilibri locali, tanto da poter ipotizzare che dal risultato delle elezioni primarie o, meglio, dalla vittoria o meno di quello che sarà il o la candidata di De Luca, capiremo se l’ipotesi del terzo mandato in Regione sarà sostenuta o in qualche misura osteggiata dalla nuova governance dem.

Intanto, in attesa di vedere chi tra i candidati già in campo e quelli che si aggiungeranno nelle settimane seguenti salirà sul gradino più alto del podio nelle primarie del 19 febbraio dell’anno prossimo, diventa interessante far emergere la punta del periscopio per capire se all’orizzonte si scorgono già potenziali competitor in grado di contrastarne la possibile rielezione. Almeno, nel torneo della comunicazione politica che è l’anticamera per conquistare il consenso fluido degli elettori. La lista, da prendere con beneficio di inventario, si apre con l’attuale primo cittadino di Avellino che tra i sindaci delle nostre cinque città capoluogo è quello che più volte ha avuto un comportamento irriverente nei confronti del presidente della Campania. Gianluca Festa nel 2019 è stato eletto alla guida della comunità irpina, sfidando tutte le altre forze politiche, dal centro-sinistra al centro-destra, e vincendo pure contro lo spauracchio del Movimento 5 Stelle che all’epoca in città aveva ben cinque deputati di cui uno, Carlo Sibilia, con l’incarico di Sottosegretario all’Interno.

La sua forza, oltre ai consensi incassati con le quattro liste della sua coalizione, è legata all’indiscussa capacità di leggere e incarnare in prima persona il sentiment della sua gente. Come in quel sabato notte di fine maggio del 2020, quando la prima ondata del Covid stava terminando e il sindaco Festa raggiunse un centinaio di giovani avellinesi che protestavano in via De Conciliis contro l’ordinanza di De Luca che imponeva ai locali di chiudere all’una di notte per evitare assembramenti pericolosi e si mise a guidare i cori da stadio contro lo stesso De Luca e i salernitani. In verità, prima di quell’episodio e anche dopo, i due non si sono mai presi, anzi spesso si sono scambiati frecciate e accuse reciproche, con Gianluca Festa che non ha mai seguito il suggerimento di De Luca che già ad agosto del 2019 gli ricordava «di stare con i piedi per terra e non dire troppe stronzate».

Sulla linea di partenza c’è a pieno titolo anche il casertano Gianpiero Zinzi, appena eletto alla Camera in quota Lega ma dal 2015 consigliere regionale della Campania dove ha ricoperto gli incarichi di Presidente della Commissione Terra dei Fuochi e Anticamorra e che ha più volte sciabolato con Vincenzo De Luca rimproverandogli una visione «salernocentrica» nella gestione delle risorse pubbliche. Il neodeputato, da sempre molto presente e attivo sulle piattaforme social, è riuscito a portare in dote al partito di Salvini la percentuale più alta che la Lega ha ottenuto nelle circoscrizioni plurinominali della Campania. Mentre in Campania 1, Napoli e provincia e in Campania 2, circoscrizione 02, la Lega ha incassato rispettivamente il 2,88% e il 5.21, nel collegio plurinominale di Caserta e Benevento, è arrivata al 7,13% consentendo allo stesso Zinzi di traslocare a Montecitorio. Restando nell’area del centro-destra, i galloni per sfidare De Luca li ha guadagnati sul campo anche il deputato salernitano Edmondo Cirielli, fresco di giuramento quale viceministro agli Esteri e considerato da diversi anni il principale riferimento del partito di Giorgia Meloni in Campania.

Cirielli non solo ha avuto un peso non secondario nella composizione delle liste, ma a differenza di Zinzi può calare sul tavolo almeno due condizioni affatto marginali: innanzitutto nel 2009, quando De Luca era sindaco di Salerno, Cirielli si è tolto la soddisfazione di essere eletto con il 55,61% dei voti presidente della Provincia, la cui sede affaccia a via Roma a pochi metri da quella del Comune. In secondo luogo, a differenza delle ultime tre tornate elettorali, questa volta la scelta del candidato presidente non spetterà più a Forza Italia, ma di certo toccherà proprio al partito di Cirielli. Di origini salernitane, però, è anche Mara Carfagna eletta qualche giorno fa presidente nazionale di Azione, il partito fondato da Carlo Calenda in procinto di federarsi con Italia Viva di Matteo Renzi. Carfagna, con la caduta del governo Draghi nel quale era ministro per il Sud, ha concluso la sua esperienza ventennale tra le file di Forza Italia ed è oggi alla sua quinta legislatura e in questi anni più di volta è stata indicata tra le possibili candidature per la Regione e anche per il Comune di Napoli.

In questi anni tra Carfagna e De Luca c’è stato un tacito patto di non belligeranza, rotto clamorosamente la scorsa primavera quando il governatore della Campania criticò l’iniziativa del Forum per il Mezzogiorno promosso dal Ministro Carfagna che replicò al presidente twittando: «Ho inviato questa confezione di Maalox al presidente De Luca: a volte può capitare che mentre tu fai ammuina gli altri fanno i fatti. Suvvia non te la prendere». Saltando invece lo steccato dei partiti, c’è chi guarda alla fascinazione della società civile quale cura di tutti i mali della politica odierna. Su questa collina c’è al momento un primo nome che nessuno pronuncia apertamente, ma che potrebbe essere quello più temuto da De Luca. È quello di Danilo Iervolino, presidente del miracolo della salvezza della Salernitana e imprenditore con molteplici interessi. Un nome che spariglierebbe piani e progetti e che in pochi potrebbero azzoppare qualora l’imprenditore napoletano decidesse di imbarcarsi in un’avventura elettorale.