Minacce e intimidazioni No-Vax alimentano il frullatore della Rete. Colpiscono il sindaco della cittadina su Facebook, insultano il ministro Speranza su Twitter, pianificano di aggredire Draghi su Telegram. La polizia postale dà loro la caccia ma è come sparare a pallettoni contro un nugolo di mosche. La ministra Lamorgese parla di lupi solitari, anche se dei lupi hanno poco. E non sembrano neanche delle volpi. Semmai dei polli: appena si muove la Polizia postale, ecco rintracciati gli indirizzi Ip e quelli di casa dei facinorosi.

Chi sono? Non c’è evidenza di un legame con reti ideologizzate. Né correlazioni stabili con l’estrema destra. «Sono soprattutto lupi solitari e persone disturbate che possono essere inserite in circuiti di questo tipo. Va messa un’attenzione particolare. Al Viminale abbiamo un organismo, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, che potrebbe essere preso ad esempio anche per lo scambio informativo oggi più che mai necessario». L’antiterrorismo interverrebbe oggi sugli otto indagati per “istigazione a delinquere aggravata da strumenti telematici”, reato che non integra il terrorismo. E nello specifico i soggetti in questione, senza precedenti e privi di comuni esperienze politiche – qualche casalinga, un operaio, tre disoccupati – si sono limitati a vaneggiare sui social, contando su arsenali che vanno dai tirapugni agli spray al peperoncino.

Le armi da fuoco rinvenute nelle perquisizioni di mercoledì sono risultate, fortunatamente, pochissime. Quelle della fantasia, ben di più. «Ci vorrebbe un drone capace di colpire il Parlamento dal cielo», dicevano nella chat sequestrata su Telegram gli otto indagati. Roba da manga giapponese, da film distopico su Netflix. Ma le minacce arrivano sul serio: politici, rappresentanti delle istituzioni, sanitari e giornalisti sono sempre più nel mirino. David Parenzo, che conduce In onda su La7, ha deciso di non mandare giù senza reagire: è andato alla polizia postale con una decina di messaggi contenenti minacce di morte. “Molti, a La7, alla Rai, a Mediaset ne ricevono”. Due dei suoi persecutori risultano indagati dalla Procura di Roma. «Malgrado l’efficienza e la professionalità della polizia, dal Viminale ci si sarebbe aspettati una capacità diversa di prevenzione», accusa l’esperto di sicurezza Gioacchino Genchi. C’è un clima che preoccupa molto «per i toni e per il clima di odio sempre più acceso che fa registrare ogni giorno nuovi allarmi», dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, M5s.

Proprio il Movimento è spesso oggetto della rabbia No Vax. Sentendosi forse traditi, i manifestanti scettici verso vaccini e Green pass se la prendono più spesso con i grillini che con gli altri. Giuseppe Conte ha subìto mercoledì a Desio, nel monzese, la contestazione più aspra del momento. Gli agenti della scorta hanno faticato a metterlo al riparo. Il 29 agosto un gazebo M5s in Darsena, a Milano, era stato preso d’assalto e distrutto da un gruppo di No Vax. La Procura in quel caso aveva attivato la Sezione distrettuale antiterrorismo e indagato quattro persone per reati di attentato ai diritti politici dei cittadini, danneggiamento e mancata comunicazione alla Questura della loro manifestazione di protesta. D’Incà rincara la dose: «C’è il rischio che la criminalità infiltri questo movimento, cavalcando una protesta sempre più incomprensibile e solitaria».

Solitaria ma in associazione, disorganizzata ma ricorrente, la capacità dei No Vax di destare allarme pur rimanendo una percentuale irrisoria, ridicola e inconsistente rappresenta uno dei paradossi dell’estrema amplificazione della Rete, insieme alla sproporzionata attenzione dei media. Talk show, giornali, inchieste dedicano grande enfasi a una realtà che in piazza riguarda pochi mitomani e nel paese una esigua minoranza. Superato il traguardo degli ottanta milioni di dosi di vaccino inoculate, l’Italia è – almeno in teoria – tra i paesi europei con maggior adesione alla campagna vaccinale.

«Il problema non è solo quello del numero, sopravvalutato», dice il sociologo Giuseppe De Rita al Riformista. «È che la macchina mediatica enfatizza il tema, siamo noi a dargli troppo spazio. E vale anche per la politica: in una situazione di tanta incertezza fa molto comodo dare la sensazione di una decisionalità, dare la percezione di stare combattendo contro un nemico. Esaltando la propria razionalità, oltre che il nemico». Osvaldo Napoli, di Coraggio Italia, insegue un parallelo storico ardimentoso: «Le minacce dei No-vax sono pericolose, almeno quanto lo erano quella delle Brigate Rosse nella loro ultima stagione. Gli assassinii di Tarantelli e Biagi ad opera delle Br maturarono infatti all’interno di piccoli gruppi senza più il retroterra sociale e ideologico degli anni Settanta e Ottanta». Taglia corto il ministro della Salute, Speranza, oggetto di minacce pesanti: “Dove ci sono atti di violenza non ci può essere tolleranza”. Enrico Borghi, deputato Pd e componente del Copasir, parla di un “pericolo reale da contrastare in maniera decisa e senza indugi”.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.