Doveva essere la giornata dell’orgoglio per i no green pass e i no vax, con le proteste in 54 città italiane che dovevano bloccare in particolare il trasporto ferroviario nel giorno in cui il passaporto vaccinale obbligatorio fa il suo debutto proprio sul trasporto pubblico (treni ad alta velocità e Intercity per quel che riguarda il traffico ferroviario, aerei, autobus che collegano più di due regioni e navi che collegano regioni diverse) e nella scuola.

Invece gli appelli circolati sui social, in particolare Facebook, e tra le chat di Telegram, si sta rivelando un clamoroso flop. I ribelli del certificato verde sono rimasti infatti nel web: alle 14:30, orario in cui dovevano partire le proteste e le occupazioni delle stazioni ferroviarie, hanno disertato in massa l’appuntamento.

Già dalla notte erano scattati i dispositivi di sicurezza straordinari disposti dal Viminale. Decine e decine gli agenti di polizia e carabinieri schierati nelle principali stazioni ferroviarie su mandato del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che aveva annunciato libertà di manifestazione ma “tolleranza zero” contro ogni forma di violenza, dopo le minacce a politici e medici e le aggressione di piazza contro i giornalisti.

TORINO – Una ventina di manifestanti no Green pass si sono riuniti fuori dalla stazione Porta Nuova di Torino nel giorno in cui scatta l’obbligo della certificazione per utilizzare i treni. Il presidio – pacifico – davanti all’ingresso di via Sacchi. Un solo manifestante è stato portato via dalla polizia dopo aver rifiutato di fornire le sue generalità agli agenti.

ROMA – A Roma, la città più ‘calda’ nelle proteste contro vaccini e green pass nelle scorse settimane, alla stazione Tiburtina erano più i cronisti che i partecipanti. A scoraggiare i manifestanti anche l’imponente cordone di forze dell’ordine presenti sul posto.

Presente invece Forza Nuova, il partito di estrema destra che dall’inizio ha utilizzato le proteste come strumento di lotta politica contro il governo. “Italiani contro il Green Pass” il manifesto esposto davanti un bar nei pressi della stazione, dove era presente il leader romano del movimento, Giuliano Castellino.

NAPOLI – Flop clamoroso della protesta no green pass nel capoluogo campano. Desolante lo scenario alla stazione centrale di Napoli, dove erano presenti in gran numero giornalisti e forze dell’ordine. Evaporati nel nulla invece il popolo dei manifestanti: davanti ai fotografi soltanto due manifestanti che sventolavano il tricolore al grido di “no alla dittatura sanitaria”.

Uno dei due è Raffaele Bruno, segretario del Movimento idea sociale. Bruno ha spiegato perché è contrario al vaccino ed anche al green pass. “Siamo contro ogni forma di violenza, e sono qua non per bloccare treni o fare altro – ha detto ai giornalisti mentre sventolava una bandiera italiana – ma poiché siamo in uno Stato libero e democratico il vaccino non può essere obbligatorio”.

FIRENZE – Partecipazione scarsissima a Firenze, dove erano circa in venti a protestare davanti l’ingresso della stazione Santa Maria Novella, alcuni con la Stella di David sul petto.

GENOVA – Una persona denunciata invece a Genova per le proteste anti green pass. Una donna, davanti la stazione di piazza Principe, si era inizialmente rifiutata di fornire i propri documenti alle forze dell’ordine. Una volta cambiata idea ha però iniziato a insultare gli agenti presenti: per questo è accusata di oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di declinare le generalità.

MILANO – Anche a Milano erano più i giornalisti, forze dell’ordine e curiosi che i manifestanti contro il green pass. Fuori alla stazione di Porta Garibaldi la minaccia di non far partire i treni nel giorno in cui scatta l’obbligo della certificazione nel trasporto ferroviario erano poche decine i ‘ribelli’. Tra questi uno indossava una maglietta con la scritta ‘marcia su Roma’, mentre altre persone esponevano cartelli: uno raffigurava una lapide che recita le parole ‘Rip Democrazia’ e un altro con la scritta ‘sulla salute decido io’.

DELUSIONE TRA GLI ORGANIZZATORI – Chat piene ma piazze vuote, attualizzando una celebre frase. E la delusione tra gli organizzatori è evidente. Sulle chat Telegram, in particolare nel gruppo ‘Basta dittatura’, sono gli amministratori a evidenziare tutto il loro disappunto: “Se tutti arrivano ma, dopo 30 secondi vanno via perché non vedono altri, allora non si creerà mai una folla”, è il ‘rimprovero’ agli iscritti.

Ma anche gli utenti segnalano il flop delle proteste. “A Milano siamo in quattro più un botto di giornalisti”, “Io sono a Milano ma non c’è nessuno. A parole tutti leoni, poi nessuno fa nulla”, scrivono due ‘oppositori’ no green pass.

 

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia